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Economia

Arriva l’autunno: che stangata sarà e perché

La realtà è che l’Italia si presenta a questa nuova stagione fredda priva di scudi protettivi

di Angelo Vitale -


Arriva la stangata d’autunno: non è solo una questione di cifre, sebbene i numeri facciano tremare i polsi.

Arriva la stangata

Il rincaro stimato di 633 euro a famiglia per l’autunno da Codacons non rappresenta una semplice fluttuazione stagionale, ma la spia rossa di una fragilità strutturale profonda.

Liquidare la “stangata” come un mero bollettino significa ignorare i fili invisibili che legano il carrello della spesa italiano alle faglie geopolitiche del pianeta. La realtà è che l’Italia si presenta a questa nuova stagione fredda priva di scudi protettivi.

Lo shock energetico è violento

Il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è balzato a 180 euro al MWh, contro i 112 dello stesso trimestre del 2025 (+60,7%). Ancora più drammatico è il quadro del gas naturale, materia prima chiave per il nostro mix termoelettrico, con l’indice PSV raddoppiato a circa 0,750 euro al metro cubo rispetto allo 0,358 dello scorso autunno (+109%).

Con il metano europeo sul mercato Ttf salito ai massimi dal 2022 a causa delle crescenti e prolungate tensioni in Medio Oriente e nel Golfo, l’intera Eurozona frena. Ma l’Italia, penalizzata da una dipendenza storica dal gas superiore a quella dei partner europei e da un rallentamento degli investimenti sulle rinnovabili, sconta un differenziale di vulnerabilità che si traduce immediatamente in una tassa occulta su famiglie e imprese.

Di quanto sarà l’aggravio?

Solo per luce e gas l’aggravio medio sarà di 205 euro nel trimestre considerato, a cui si aggiungono circa 145 euro per il gasolio e 93 per la benzina, con i carburanti ormai stabilmente sopra i due euro al litro alle pompe.

In questo scenario, il margine di manovra della politica nazionale è ridottissimo. Se nel biennio 2022-2023 i governi avevano potuto attutire il colpo drenando decine di miliardi in deficit per sussidi e sconti d’imposta, oggi quella strada è sbarrata.

Il rientro in vigore delle regole europee del Patto di Stabilità e la necessità di tenere a bada il deficit, con i rendimenti dei Btp sotto la lente dei mercati finanziari, tolgono ossigeno a Palazzo Chigi.

La possibile manovra è ridotta

Il decreto varato a inizio anno per ridurre il peso delle bollette si è rivelato un palliativo temporaneo, spazzato via da un’inflazione armonizzata balzata al 3,4% ad agosto, ben sopra la media dell’Eurozona.

In questo quadro, il bilancio dello Stato si preannuncia come un esercizio di equilibrismo estremo, dove ogni singola voce di spesa dovrà essere pesata sul bilancino del rigore richiesto da Bruxelles, mentre i tassi d’interesse continuano a gravare sul rifinanziamento del debito pubblico.

La vera trappola per il Paese è sociale

L’aumento del 3% sui beni alimentari e il rincaro dei trasporti divorano il potere d’acquisto di salari fermi da un trentennio. Le cosiddette “spese obbligate” – casa, energia, cibo – stanno cannibalizzando i bilanci familiari, riducendo drasticamente la quota di reddito destinata ad altri consumi.

Questa contrazione della domanda interna rischia di trascinare l’intero Paese in una pericolosa spirale di stagflazione. L’autunno caldo dei prezzi svela così una verità scomoda: senza una seria politica industriale di diversificazione e una transizione energetica pragmatica e accelerata, l’economia italiana resterà strutturalmente ostaggio di crisi esterne.

La stangata di oggi non è che il prezzo della nostra storica procrastinazione.

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