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Pasquale Andriotta: morire da corriere nel 2026

Pasquale non ha potuto aderire allo sciopero. La condizione di precarietà lavorativa gli imponeva di mantenere ritmi elevati nella speranza di ottenere il rinnovo del contratto

di Dave Hill Cirio -

Pasquale Andriotta, il corriere in appalto per Brt, 42 anni, stroncato da un malore mentre stava facendo una consegna a Piacenza, 31 agosto 2026. Per Andriotta era l'ultimo giorno di validità del suo contratto a termine


Pasquale Andriotta aveva 42 anni, tre figli e un contratto da corriere con Brt in scadenza il 31 agosto. È morto a Piacenza, stroncato da un malore mentre effettuava la consegna di un pacco.

La morte di Pasquale

Nei medesimi giorni in cui i suoi colleghi incrociavano le braccia per protestare contro carichi di lavoro insostenibili e turni massacranti, Pasquale non ha potuto aderire allo sciopero. La condizione di precarietà lavorativa gli imponeva di mantenere ritmi elevati nella speranza di ottenere il rinnovo del contratto.

La logistica dell’ultimo miglio

La vicenda, nella sua tragicità, evidenzia le criticità operative che caratterizzano la logistica dell’ultimo miglio, un settore in cui la rapidità delle consegne diventa spesso prioritaria rispetto alla tutela della salute dei lavoratori.

Le rappresentanze sindacali denunciano da tempo un impianto organizzativo rigido. E’ regolato da algoritmi di gestione delle rotte, variazioni improvvise delle zone di consegna e sistemi di incentivi alla produttività. Un sistema che finisce per penalizzare i dipendenti anche nei casi di assenza per malattia.

La “sicurezza sul lavoro” dei “nuovi schiavi”

La morte di Pasquale Andriotta ripropone con urgenza il tema della sicurezza sul lavoro e delle garanzie contrattuali nelle filiere delle spedizioni. Non si tratta di un episodio isolato, ma dell’ennesimo evento tragico all’interno di un comparto segnato da un’elevata pressione sulle prestazioni individuali.

La necessità di rispettare tempistiche di consegna sempre più stringenti spinge spesso i vettori a operare in condizioni di sforzo fisico estremo, prive delle necessarie salvaguardie.

Il caso solleva interrogativi stringenti sulla sostenibilità del modello attuale e sulla responsabilità delle aziende nell’assicurare tutele adeguate a tutto il personale dipendente e in appalto.

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