Report: volano stracci, firme “abusive”, il flop dimissioni
Resta solo una guerra di potere intestina, dove l'unica vera inchiesta urgente sarebbe quella da fare dentro la propria redazione
Un'addetta alle pulizie lava il pavimento nello studio televisivo della trasmissione Report
Report, nella redazione “orfana” di Sigfrido Ranucci volano stracci: firme “abusive”, veti incrociati e il grande bluff delle dimissioni.
Report, gli ultimora
Nel teatro politico-giornalistico di Viale Mazzini, la farsa va in scena a ritmi serrati. L’ultimo atto offre il ritratto perfetto di una redazione — quella di Report — dove ormai volano stracci, rancori e carte bollate. Dall’esterno, i post social di Sigfrido Ranucci.
Fino a ieri, il copione prevedeva barricate e sfracelli. Gli inviati della trasmissione, compatti davanti alla direzione Approfondimenti sventolando come una minaccia nucleare le dimissioni in blocco.
“Se la Rai continua per la sua strada con i nuovi conduttori, ci dimettiamo”, tuonava in prima fila Giulia Innocenzi, autoelevatasi a custode dell’autonomia e dell’indipendenza del programma.
Poi, varcata la soglia dell’incontro, un ruggito trasformato in perfetto “sindacalese”.
A demolire la narrazione dell’eroica resistenza, Danilo Procaccianti, uscito dal vertice aziendale con toni sorprendentemente morbidi.
Nessuna rottura
Nessuna rottura, nessun foglio di dimissioni firmato. Al contrario, si è “aperto un canale di comunicazione positivo” con l’azienda, l’interesse di tutti è andare regolarmente in onda l’8 novembre, l’incontro è stato un “dialogo positivo”, senza parlare di nomine o modalità di conduzione.
Insomma, una ritirata strategica. Pur di non perdere la prima serata, l’indomabile redazione è pronta a sedersi al tavolo con quell’azienda che fino a un minuto prima accusava di voler smantellare il programma.
Ma lo scontro vero, quello che espone le ipocrisie più profonde di questa vicenda, sul terreno dei veti e delle liste di gradimento dei giornalisti.
Il caso Innocenzi
Da un lato, il sindacato Unirai-Figec, che accusa frontalmente il vicedirettore Ranucci di aver usato “parole offensive” contro Giulia Presutti, la conduttrice designata dall’azienda per sostituirlo insieme a Daniele Piervincenzi.
Il sindacato ricorda una scomoda verità: la Presutti (proveniente dall’area di Articolo 21 di Beppe Giulietti) è stata scelta e inserita nella squadra di Report proprio da Ranucci. Ma ora che l’azienda l’ha promossa alla conduzione, improvvisamente per Ranucci non è più idonea. Un voltafaccia che Unirai liquida come un attacco del “dirigente” contro il “soggetto debole”.
Dall’altro lato, lo stesso sindacato lancia un siluro sulla credibilità deontologica del programma. Il mirino si sposta su Giulia Innocenzi, la pasionaria delle dimissioni in blocco.
Unirai rivela che la Innocenzi non risulta iscritta all’albo dei giornalisti (né come professionista, né come pubblicista).
E qui scattano le domande che Ranucci non vorrebbe mai sentire: com’è possibile che il campione del giornalismo d’inchiesta abbia affidato servizi cruciali a una figura priva di idoneità professionale? Perché la Innocenzi veniva qualificata come “giornalista” sui canali ufficiali Rai? E soprattutto, l’Ordine dei Giornalisti non ravvisa in questo un esercizio abusivo della professione?
Tra inviati che minacciano dimissioni per poi correre ad “aprire canali di dialogo”, conduttrici improvvisamente sgradite solo perché promosse dall’azienda e firme eccellenti prive del tesserino, il mito dell’indipendenza di Report si scioglie sotto il sole della Capitale.
Resta solo una guerra di potere intestina, dove l’unica vera inchiesta urgente sarebbe quella da fare dentro la propria redazione.
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