Preferenze, arriva la fumata bianca in commissione al Senato
Fumata bianca in commissione Affari costituzionali al Senato all’introduzione delle preferenze. È così sanato il maltolto impresso alla Camera a maggioranza e governo dai franchi tiratori. Almeno per il momento, perché c’è l’eventualità – qualora la riforma elettorale uscisse dalla commissione senza aver concluso l’esame di tutti gli emendamenti – che lo stesso emendamento unitario del centrodestra approvato ieri venga rimesso in votazione anche nell’aula del Senato. Il voto, però, sarebbe in ogni caso palese ed è quindi difficilmente immaginabile un nuovo sgambetto dalle file delle stesse maggioranza. Certo, mai dire mai. Ma in attesa che il provvedimento venga definitivamente archiviato, il centrodestra esulta per aver superato uno scoglio che lo aveva diviso al suo stesso interno.
L’esultanza della maggioranza
Questa volta, la maggioranza si è infatti espressa in modo assolutamente compatto a favore delle preferenze. Anche l’opposizione ha mantenuto la linea unitaria, votando però contro la loro introduzione. L’unica astensione è stata quella del gruppo per le Autonomie. “Restituiamo agli italiani la possibilità di scegliere”, è il commento di Fratelli d’Italia. Poi l’attacco all’opposizione che “ha votato contro, confermando la contrarietà alle preferenze”. I partiti di minoranza, per giustificare la loro posizione contro la modifica voluta dal centrodestra, denunciano invece una forzatura della maggioranza. Il riferimento è alla circostanza per la quale, come sempre accade, una volta approvato un emendamento tutti gli altri relativi al medesimo aspetto, ovviamente, decadono e non vengono quindi posti in votazione. Senza contare che la proposta di modifica delle opposizioni il cui esame è stato precluso non riguardava solo l’introduzione delle preferenze.
La linea dell’opposione contro le preferenze
L’emendamento in questione interveniva, infatti, anche sull’innalzamento della soglia utile a ottenere il premio di maggioranza – portandola dal 42 al 45% – e proponeva l’eliminazione di indicare il nome del candidato premier al momento della presentazione del programma. Insomma, modifiche sostanziali all’impianto della riforma del centrodestra che quindi, preferenze o non preferenze, non sarebbe mai passata. E se la proposta di meritorio aveva il superamento dei capilista bloccati, di certo con il proprio voto il campo largo si è espresso contro le preferenze anche per tutti gli altri candidati. Perché nonostante l’ottimo sia nemico del buono, la posizione dell’opposizione è stata chiara. Per fortuna questa volta l’accordo tra i partiti del centrodestra ha tenuto.
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