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Esteri

Putin riapre il varco della diplomazia. E l’Europa resta fuori dalla stanza

Il presidente russo: “Possibile accordo con l'Ucraina”

di Ernesto Ferrante -


Al Forum economico orientale di Vladivostok, Vladimir Putin ha pronunciato parole che incrinano la narrativa di una guerra senza sbocchi. “Esiste la possibilità di un accordo”, ha dichiarato il presidente russo, indicando che Stati Uniti, Cina e altri attori globali sarebbero pronti a sostenere una soluzione pacifica. Un’apertura che rimette sul tavolo l’ipotesi di un negoziato diretto tra Mosca e Kiev. “In definitiva, il problema deve essere risolto dai Paesi coinvolti nel conflitto: Russia e Ucraina. C’è una possibilità? A mio parere, sì”, ha spiegato il capo del Cremlino.

Putin e i negoziati

Il riferimento agli Stati Uniti è stato altrettanto esplicito. Putin ha definito Donald Trumporientato verso un lavoro positivo e costruttivo”, sottolineando che i contatti con l’amministrazione americana “continuano e spero continueranno”. Una frase che, letta da Mosca, segnala che Washington non intende chiudere la porta al dialogo. Ma mentre la Russia tende la mano, l’Europa appare ancora una volta relegata al ruolo di spettatrice, schiacciata tra le pulsioni guerrafondaie dei “volenterosi” e l’inconsistenza politica di Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. L’Ue continua a parlare il linguaggio della deterrenza, non quello della diplomazia. E così, anche di fronte a un possibile spiraglio, resta ai margini del tavolo dove si decide il futuro del continente, prigioniera di una postura che la condanna all’irrilevanza.

Le mosse pericolose di Kiev

Il presidente russo ha poi affondato il colpo sulle responsabilità ucraine, etichettando come “terrorismo di Stato” gli attacchi contro navi mercantili e le minacce ai voli civili. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha avvertito compagnie aeree e assicuratori che lo spazio russo “sarà di fatto chiuso” a causa dell’impiego massiccio di droni. Una campagna che ha già provocato ritardi e cancellazioni negli aeroporti di Sheremetyevo e Vnukovo, alimentando la percezione di una escalation incontrollata. “Coloro che rimangono in silenzio diventano complici del terrorismo internazionale”, ha accusato Vladimir Putin, puntando il dito contro gli alleati occidentali di Kiev e denunciando una “cecità politica” che, a suo dire, ostacola ogni tentativo di negoziato.

Gli attacchi alle navi russe

Sul terreno, intanto, le operazioni ucraine continuano a complicare il quadro. La Marina ha rivendicato il colpo contro la nave russa Nefrit nel porto di Sochi, un’imbarcazione impiegata nel settore petrolifero e del gas. Un attacco che Mosca interpreta come ulteriore prova della volontà ucraina di colpire infrastrutture strategiche. E mentre il Cremlino insiste sul fatto che “non abbiamo problemi di uomini”, Putin ha sottolineato che le perdite ucraine “aumentano ogni mese”, alimentando la narrativa di un Paese costretto alla mobilitazione forzata e sempre più logorato dal conflitto.

L’affondo di Lavrov

A rafforzare la linea presidenziale è intervenuto anche Sergei Lavrov. Il ministro degli Esteri ha ribadito che la Russia “non inseguirà mai l’Europa implorando la revoca delle sanzioni”, accusando Bruxelles di aver scelto l’isolamento e di non essere più in grado di cooperare “in buona fede”. “Abbiamo il nostro orgoglio nazionale. Non abbiamo bisogno della benevolenza di nessuno”, ha affermato, rivendicando la rete di partner alternativi all’Occidente. Parole che, nel contesto di un’Unione europea paralizzata da divisioni interne e da una leadership percepita come fragile, suonano come un ulteriore monito sulla perdita di centralità del Vecchio Continente.

L’attentato ai gasdotti Nord Stream

In questo scenario già teso, si apre ora un capitolo giudiziario molto delicato. Il mese prossimo, ad Amburgo, inizierà il processo contro Serhii Kuznietsov, cittadino ucraino accusato di aver partecipato all’attentato dinamitardo del 2022 ai gasdotti Nord Stream, le infrastrutture che collegano la Russia all’Europa. Secondo gli investigatori tedeschi, l’azione sarebbe stata ordinata da un’agenzia statale ucraina con l’obiettivo di colpire i proventi energetici di Mosca. Kuznietsov, arrestato in Italia nel 2025 ed estradato in Germania, è accusato di aver noleggiato uno yacht con documenti falsi per compiere l’operazione. Un presunto complice, Volodymyr Zhuravlyov, è stato fermato in Croazia mentre lavorava a un adattamento cinematografico dell’attacco.


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