Libano, neonato di due mesi ucciso nei raid israeliani su Kfar Reman
Bombardamenti nella notte contro edifici civili e presunti depositi di Hezbollah. Tra le vittime anche bambini.
Almeno undici persone sono state uccise nei raid israeliani condotti nella notte su Kfar Reman, nel sud del Libano. Lo riportano i principali media libanesi, secondo cui nove vittime sono state estratte dalle macerie di un edificio colpito da un missile, mentre un’altra persona è morta mentre si trovava in sella a una motocicletta.
Tra i morti ci sono diversi bambini, compreso un neonato di appena due mesi, secondo quanto confermato da fonti sanitarie locali e rilanciato dalle agenzie libanesi. Le operazioni di soccorso sono proseguite per ore, mentre le squadre della Difesa civile tentavano di raggiungere le zone più colpite.
Israele: “Colpiti depositi di armi di Hezbollah”
Stando ai media israeliani, l’aeronautica e il Comando Nord delle Forze di Difesa Israeliane (Idf) avrebbero preso di mira depositi di armi appartenenti a Hezbollah, sostenendo che nelle strutture fossero presenti anche “terroristi”.
Le Idf, riferiscono le testate israeliane, ritengono che l’escalation sia destinata a proseguire e che l’obiettivo sia distruggere le infrastrutture clandestine del gruppo sciita nel sud del Libano. Il Partito di Dio, designato come organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e altri Paesi, non ha ancora diffuso un bilancio ufficiale delle vittime.
La denuncia di Aoun: “Escalation pericolosa”
Il presidente libanese Joseph Aoun ha chiesto agli Stati Uniti e alla comunità internazionale di intervenire “con urgenza” per fermare gli attacchi israeliani. In una nota diffusa ieri, Aoun ha denunciato che i raid hanno provocato almeno quattro morti nonostante la tregua annunciata nei giorni precedenti. Il presidente ha parlato di una “pericolosa escalation”, sottolineando che i bombardamenti hanno colpito istituzioni dello Stato libanese, edifici governativi e persino un ospedale fuori servizio nel sud del Paese dei Cedri.
Aoun ha quindi esortato Washington e gli altri attori coinvolti nei negoziati a “fermare queste violazioni”, avvertendo che la situazione rischia di far deragliare gli sforzi diplomatici in corso.
Un fronte sempre più instabile
I raid su Kfar Reman si inseriscono in un quadro di crescente tensione lungo il confine israelo-libanese, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli scambi di artiglieria e i bombardamenti mirati. Per gli analisti regionali, la situazione resta estremamente fluida e potrebbe aggravarsi ulteriormente se non verrà ristabilita una cornice negoziale stabile tra le parti coinvolte.
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