L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Cultura & Spettacolo

Alessia Tresoldi a Venezia l’abito è un racconto di femminilità

di Simone Pasquini -


Alla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, Alessia Tresoldi ha scelto il red carpet di “Kvinde Ukendt” per trasformare l’abito in una dichiarazione legata ai temi del film. La pellicola porta la firma della danese May el-Toukhy, unica regista donna in concorso, e per la première la modella ha indossato una creazione dell’atelier kosovaro Gentiana Idriza costruita sul contrasto tra forza e vulnerabilità. Il pezzo centrale del look è un corpetto metallico specchiato dalle sfumature dorate, modellato sul corpo come uno scudo, abbinato a una lunga gonna a sirena in velluto nero. Sul retro, l’allacciatura stretta da lacci neri introduce un elemento più severo, mentre sul décolleté spicca una collana dominata da un sole dorato.

La scelta stilistica segue una precisa lettura simbolica. Il metallo diventa la barriera con cui proteggere la vulnerabilità femminile, mentre i lacci evocano le costrizioni morali e sociali e il peso di un passato capace di stringere ancora il presente.
Al sole è affidato il segno opposto, quello della luce dell’identità autentica, della forza interiore e della rinascita.
Prima del red carpet, Tresoldi aveva mostrato su Instagram anche il lato più quotidiano della giornata veneziana. Nel backstage di Alefe24 appare in pigiama nella camera d’albergo affacciata sull’architettura liberty del Lido. Poi la partenza verso la lounge Campari e il cambio di registro, dalla camera d’hotel alla passerella veneziana. Un’apparizione nella quale moda e cinema hanno trovato nell’abito il punto d’incontro per raccontare la complessità femminile.

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