La scelta dei vescovi e l’irriducibile libertà di Buttafuoco
Dopo l'uscita da Rai Radio1, lo scrittore approda a Radio InBlu2000. La Cei punta su un intellettuale non allineato
L’arrivo di Pietrangelo Buttafuoco a Radio InBlu2000, l’emittente della Conferenza episcopale italiana, è una mossa che racconta la scelta di affidarsi a un intellettuale che non si lascia addomesticare, che non cerca protezioni, che non appartiene a nessuna tribù. Un autore che, proprio perché scomodo, diventa prezioso.
Dopo la mancata conferma a Rai Radio1, dove conduceva Lupus in fabula alle 6.50 del mattino, la Cei apre le porte a una voce che non teme la complessità e non si piega al pensiero unico, e che per questo può offrire alla Chiesa uno sguardo più largo, più profondo, più libero. Non è un caso che le realtà editoriali della Cei, guidate da Vincenzo Morgante, abbiano deciso di puntare su di lui. La conferma che la cultura, quando è autentica, non teme il dissenso.
Il contesto: uno scontro politico che ha lasciato il segno
La chiusura del programma Rai aveva suscitato interrogativi e polemiche. Nei mesi precedenti Buttafuoco era stato al centro di un confronto duro con il ministro della Cultura Alessandro Giuli e con il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari sulla vicenda del padiglione russo alla Biennale d’Arte di Venezia. Una tensione che molti avevano letto come la premessa della sua esclusione dai palinsesti della radio pubblica. Interpretazioni mai confermate, certo, ma che hanno alimentato la sensazione di un errore commesso dal governo Meloni. Privarsi di una testa pensante per ragioni di opportunità è indice di mediocrità.
Lo stesso Giuli, pochi giorni fa alla Mostra del Cinema di Venezia, ha espresso solidarietà al programma Lupus in fabula davanti a Buttafuoco e ai vertici Rai. Un gesto tardivo, che non cancella la scelta compiuta.
La prova della sua libertà: Hollywood non è un dogma
Che Buttafuoco non sia un intellettuale allineato lo dimostrano le sue parole sulla cinematografia americana, pronunciate in una lunga intervista a Il Sole 24 Ore. Parlando della Mostra del Cinema, ha raccontato un lapsus rivelatore: “Invece di ‘film’, dicevo ‘spettacolo’, perché c’era il capovolgimento di senso rispetto ai luoghi comuni, con tutto il rispetto per Hollywood che ha una grandissima storia, ma poi si consolida in facili appoggi, scorciatoie”.
Non si tratta di una critica estetica. È una dichiarazione di indipendenza. Hollywood come paradigma dominante, come scorciatoia industriale, come canone che si impone per inerzia. Buttafuoco rivendica invece la necessità di un cinema che torni alla radice epica, alla profondità del mito, alla capacità di attraversare il dolore. “Euripide sarebbe rimasto a bocca aperta”, dice, parlando della dimensione eroica ritrovata in alcune opere.
A proposito di The Odyssey di Christopher Nolan, osserva: “Manca la radice fondamentale dell’opera di Omero, il dialogo tra Ulisse e Polifemo”. La prova di un pensiero che non si accontenta, che non si adegua, che non si lascia sedurre dal consenso facile. E che denuncia, senza timori, la superficialità delle grandi major: “Percorrono una strada sbagliata, quella delle scorciatoie produttive”.
L’errore del governo: rinunciare a una schiena dritta
In questo quadro, appare evidente quanto il governo abbia sottovalutato la portata culturale di Buttafuoco. Rinunciare a una figura come la sua significa privarsi di un interlocutore capace di leggere il presente con profondità, di mettere in discussione le certezze, di aprire scenari. Significa scegliere la comodità invece della complessità.
L’acuto Pietrangelo non cerca l’applauso, non coltiva appartenenze. È un intellettuale che attraversa i territori della cultura con la libertà di chi non deve compiacere nessuno. E questa libertà, oggi, è un bene raro.
La lungimiranza dei vescovi
La Cei, scegliendolo, compie un gesto di lungimiranza. Non si tratta di un’operazione di immagine, ma della volontà di affidarsi a chi può aiutare a interpretare il mondo senza filtri ideologici. In un tempo di polarizzazioni, la Chiesa decide di dare spazio a chi non appartiene a nessuna fazione e non teme di dire ciò che pensa, anche quando non conviene. La cultura, per essere davvero feconda, deve essere libera. E la libertà, quando è autentica, non è mai comoda.
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