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L’Ue taglia i fondi alla Biennale: esplode la polemica

La rabbia di Zaia: "Atto di arroganza, l'Italia risponda". il governatore Stefani: "Censura"

di Pietro Pertosa -


La Ue taglia i fondi alla Biennale, salta il contributo da due milioni di euro. E adesso esplode la polemica. Perché la questione è tracimata direttamente nella politica e sta mettendo a subbuglio gli schieramenti politici. Il primo a presentare la solidarietà alla Biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco è stato l’ex governatore Luca Zaia. Che in una nota ha parlato apertamente di “atto di arroganza” da parte di Bruxelles chiamando le istituzioni italiane a serrare le fila.

La Ue taglia i fondi alla Biennale

La Ue taglia i fondi alla Biennale e Zaia ne ha per tutti. “La decisione annunciata dalla Commissione europea di raccomandare lo stop al contributo di 2 milioni di euro alla Biennale di Venezia è francamente inaccettabile. La considero un atto di arroganza istituzionale e di ostilità senza precedenti nei confronti di una delle più prestigiose istituzioni culturali del mondo. È il momento che le istituzioni italiane, a ogni livello, facciano squadra e serrino i ranghi. L’Europa non può entrare a gamba tesa in una realtà che ha fatto della libertà, dell’altissimo profilo culturale, dell’autonomia e della capacità di dialogo la propria bandiera”.

Stefani: “Censura”

Sulla questione ha perso la parola anche il governatore del Veneto, Alberto Stefani. Secondo cui il taglio Ue dei fondi alla Biennale rappresenta una vera e propria censura. “Trovo inaccettabile la censura imposta via social dalla vicepresidente della Commissione UE, Henna Virkkunen, dopo una stagione di attacchi senza precedenti all’autonomia di una delle istituzioni culturali più apprezzata del mondo e del paese che la ospita”. E ancora: “La cultura ha sempre rappresentato uno spazio di dialogo, anche nei momenti più difficili della storia, e non dovrebbe subire ricatti o censure. Il rischio – insiste Stefani – è che passi il principio secondo cui per fare cultura serva una patente e, cosa ancora più pericolosa, che a darla sia un organismo non eletto direttamente dai cittadini”.


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