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L’attesa per l’Ilva tra decreti congelati e aule di Tribunale

Le parole di Urso, il nuovo ricorso dei legali. A che punto siamo

di Cristiana Flaminio -


L’attesa non deve ingannare: non c’è tempo da perdere per provare a salvare l’ex Ilva. Il ministro alle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, ha riferito che è tutto pronto: il decreto, ha dichiarato durante il suo intervento al festival Sette Idee de L’Espresso, è già pronto. Si aspetta solo la pronuncia della Corte d’Appello, a cui i legali degli amministratori di Acciaierie d’Italia dovranno chiedere se si può “aspettare” la pronuncia degli Ermellini prima di avviare le lunghe e complesse procedure di spegnimento. Che dovranno concludersi, allo stato attuale e se la Cassazione confermerà la sentenza dei magistrati milanesi, entro e non oltre il 26 ottobre prossimo.

Giorni di attesa per l’ex Ilva

Dopo che i magistrati milanesi avranno deciso, e con ogni probabilità avverrà già durante la prossima settimana, il governo presenterà il decreto. Che, ha spiegato il ministro, consta di due parti importanti. Una “di salvaguardia per tutti i lavoratori, anche quelli dell’indotto” che “sono i primi a essere minacciati”. E una seconda “piuttosto significativa e innovativa che ci consentirà di accelerare sulle opere di reindustrializzazione non solo per Taranto, ma anche per l’intera area”. Ed era quindi prevista. “l’istituzione per decreto del distretto per l’accelerazione industriale nelle nuove tecnologie green, previsto nel nuovo regolamento europeo, per le aree di Taranto e di Brindisi”.

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Lo sconforto dei sindacati: “Perché la politica non si confronta?”

L’attesa, adesso, è snervante e i sindacati alzano la voce perché, come tuona il segretario della Fiom-Cgil Michele De Palma, la politica non sembra voler trovare il tempo di parlare di un problema, serissimo, che impatta direttamente sulla vita di migliaia di famiglie. “Trovo incredibile – ha spiegato il sindacalista a un convegno – che a oggi non ci sia stato un momento in cui le forze del Paese, all’opposizione o in maggioranza, su una questione che parla della dignità di migliaia di lavoratori e di una questione strategica per l’Italia e per l’Europa, non trovino le modalità e il tempo per affrontarla insieme alle organizzazioni sindacali, alle istituzioni locali e alle forze datoriali. questo mi lascia assolutamente sgomento”. Evidentemente, purtroppo, certi argomenti per quanto di importanza fondamentale non esercitano lo stesso hype sui social di altri ben più frivoli che pure animano, fin troppo, il dibattito sempre asperrimo tra maggioranza e opposizione. Intanto la Fiom ha dato appuntamento, a Palazzo Chigi, al tavolo interrotto (bruscamente) dalle (buone) notizie giunte sul fronte della Cassazione nella giornata di mercoledì.

La speranza di Federmeccanica

A crederci, almeno un po’, è anche Federmeccanica. Alessia Miotto, vicepresidente dell’associazione delle imprese metalmeccaniche, assicura che nulla è perduto. “Ai tanti problemi che provengono dai diversi angoli del mondo facendoci trovare tra due e più fuochi, si aggiungono focolai interni che possono consumare ulteriormente la nostra capacità industriale”. E cita proprio la vicenda di Taranto. “Il caso ex Ilva è emblematico. Nulla è ancora perduto e si può salvaguardare questo fondamentale asset italiano per poi rilanciarlo. Per far questo, per non essere ancor più dipendenti dall’estero, bisogna trovare il modo per sviluppare un circuito virtuoso, il ciclo integrato con anche l’area a caldo”.

La dritta di Federmanager

L’attesa per la sentenza della Cassazione sul futuro ex Ilva, però, non deve autorizzare nessuno a rimanersene con le mani in mano. Ed è ciò che ribadisce, con forza, il presidente di Federmanager Valter Quercioli. “A esito della sentenza occorrerà tradurre questa scelta in un percorso operativo chiaro, con responsabilità definite, tempi verificabili e strumenti adeguati per tutelare tutti i lavoratori e accompagnare la riconversione”. E quindi aggiunge: “Il tempo che abbiamo davanti deve servire a evitare dispersione di lavoro, competenze e capacità produttiva. La siderurgia resta strategica per il Paese: adesso bisogna trasformare l’indirizzo politico in capacità di esecuzione”. Per Federmanager è fondamentale ora che il governo riconosca “la necessità di una governance stabile della transizione, con obiettivi misurabili, monitoraggio permanente e capacità di coordinare investimenti, bonifiche e riconversione industriale”. E che riparta proprio dai dirigenti che già conoscono la realtà di Ilva e, in particolare, dello stabilimento di Taranto.


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