L’assedio alla Lazio, la solitudine di Lotito
Quando la piazza contesta, la Borsa oscilla e la politica si ritira nel silenzio, la solitudine non è più un'impressione
L’assedio a Lotito e alla Lazio: alla fine il cerchio si chiude dove la passione sportiva, i bilanci di Borsa e gli equilibri di Palazzo si intersecano in un unico nodo. I dettagli dell’inchiesta al via per aggiotaggio sul titolo della Lazio in Borsa segnano un punto di svolta decisivo nella parabola del presidente-senatore.
La solitudine di Lotito
L’intervento della Dda di Roma, con le perquisizioni delegate ai carabinieri nei confronti di Mauro Masi, Francesco Maiolini e Luigi Bisignani, ha evidenziato l’ipotesi degli inquirenti su una presunta regia occulta mirata a svalutare il titolo della SS Lazio Spa e spingere il presidente alla resa societaria.
Ma la reale chiave di lettura di questo accerchiamento risiede in un fattore ancora più profondo: la progressiva e inesorabile solitudine in cui il patron biancoceleste si trova oggi a muoversi.
Per comprendere come si sia arrivati a questo completo isolamento occorre ricomporre un puzzle a due facce, dove la complessa vicenda si salda in modo inscindibile alla sua parabola politica. Dal punto di vista aziendale, le carte dell’inchiesta capitolina collocano l’avvio delle manovre al giugno del 2024.
È allora che prende forma la campagna mediatica sulla quale i magistrati vogliono veder chiaro. Voci insistenti su una cessione imminente della Lazio, indiscrezioni sulla presunta insolvenza delle sue imprese personali, persino la tesi di una retrocessione deliberata per intascare il ricco “paracadute” finanziario da 35 milioni di euro della Lega Serie A.
Una pressione che ha trovato immediata sponda nel clima avvelenato della piazza romana, tra striscioni di protesta comparsi nel centro della capitale, telefonate minatorie notturne e il prolungato boicottaggio dello Stadio Olimpico da parte del tifo organizzato. Di fronte all’escalation, tra giugno e luglio 2025 Lotito decide di sporgere formali denunce alla Procura per segnalare “un piano criminale” diretto a sottrargli il club, smentendo ogni trattativa.
Il versante politico
Eppure, il vero elemento di rottura risiede sul versante strettamente politico. Ai tempi di Silvio Berlusconi, l’ascesa di Lotito in Forza Italia godeva di uno scudo carismatico ed eccezionale. Il Cavaliere vedeva nel pragmatismo vulcanico, ruvido e autonomo del presidente laziale una risorsa da valorizzare, concedendogli un’ampia agibilità.
Con la scomparsa di Berlusconi e l’avvento della segreteria di Antonio Tajani, la geografia azzurra si è tuttavia profondamente trasformata. La nuova linea predilige uno stile istituzionale, moderato e strettamente allineato alle dinamiche di coalizione. In questo nuovo corso, i “battitori liberi” inclini al contenzioso perenne finiscono inevitabilmente per trovarsi ai margini.
La freddezza dell’intero centrodestra nei confronti di Lotito si è palesata in modo inequivocabile durante i recenti dibattiti parlamentari, manifestandosi attraverso i più diversi segnali. Nei corridoi di Palazzo Madama, l’attivismo del senatore-presidente viene sempre più percepito con velato imbarazzo sia dai colleghi di partito che dagli alleati della maggioranza, i quali evitano accuratamente di spendersi per blindarne la figura.
Così, l’inchiesta giudiziaria di Roma non rivela soltanto i dettagli di una svalutazione azionaria condotta a colpi di fake news e contestazioni ambientali. Perché evidenzia soprattutto la vulnerabilità di un leader improvvisamente privo della protezione politica di un tempo. Quando la piazza contesta, la Borsa oscilla e la politica si ritira nel silenzio, la solitudine non è più un’impressione. E’ la fotografia nitida di una stagione giunta al suo tornante più importante.
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