L'annuncio di Crosetto: “Passaggio navi italiane per Bab el-Mandeb senza aspettare l'Ue”
L’Europa cerca una bussola mentre moltiplica le rotte. È questa la contraddizione che emerge tra Oslo e Bruxelles, tra la missione di Giorgia Meloni in Norvegia e la nuova apertura dell’Unione europea al Canada. Da una parte un Paese che non appartiene all’Ue ma è integrato nel suo mercato attraverso lo Spazio economico europeo, dall’altra una potenza nordamericana che Bruxelles vorrebbe avvicinare fino a immaginare per Ottawa un inedito status di “membro associato”. Nel mezzo, Donald Trump che minaccia nuovi dazi e persino l’interruzione degli scambi con l’Europa. E mentre Bruxelles apre nuovi capitoli, l’Italia si trova a dover affrontare emergenze nelle quali la rapidità conta più delle formule diplomatiche.
Crosetto rompe gli indugi
Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo a La Spezia al forum “Risorsa Mare”, ha annunciato di voler evitare che la gestione europea della sicurezza marittima finisca per rallentare il passaggio delle navi italiane tra Bab el-Mandeb e Hormuz. La motivazione è che non si può “aspettare che sia Aspides a decidere”, affidandosi invece alla Marina italiana e alla propria rete informativa per garantire i transiti. L’obiettivo, ha spiegato Crosetto, è evitare che “la burocrazia europea si sommi alla nostra”, perché in una situazione di crisi “ritardare i tempi” significa anche “ritardare l’economia”.
È un episodio che rende plastico il problema. Se nei passaggi strategici del commercio internazionale la risposta deve essere rapida, la somma dei livelli decisionali può diventare una vulnerabilità. Non è una bocciatura dell’integrazione europea, ma un interrogativo sulla sua capacità di trasformare la dimensione comune in capacità operativa.
Meloni in Norvegia in un momento delicato
La visita di Meloni a Oslo, a quasi quindici anni dall’ultima missione di un presidente del Consiglio italiano nel Paese scandinavo, è arrivata in un momento nel quale energia, sicurezza e materie prime sono tornate a essere strumenti di potenza.
La Norvegia è anche un promemoria politico per l’Europa. Non è nell’Unione, ma attraverso il See è dentro il mercato unico. Una formula che dimostra come esistano gradazioni diverse dell’integrazione e che rende ancora più controversa la scelta di Bruxelles di guardare oggi a Ottawa.
La mossa di von der Leyen e l’avvertimento di Trump
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto di “lavorare” per aprire la strada al Canada verso lo status di “membro associato” dell’Ue. Per il premier canadese Mark Carney è “semplicemente un’iniziativa ambiziosa e positiva”. Il presidente statunitense Donald Trump ha definito l’idea “ridicola”, minacciando una risposta commerciale durissima. Il vice portavoce capo dell’esecutivo Ue Olof Gill ha replicato che la partnership non è “contro” nessuno, ma serve ad aumentare la “forza comune”. Una formula diplomatica che non elimina la questione geopolitica.
Azioni e reazioni
Il Canada non è la Norvegia. Ottawa appartiene allo spazio nordamericano, ha negli Stati Uniti il suo interlocutore economico e strategico principale e si trova al centro di una relazione con Washington che nessun progetto europeo può semplicemente ignorare. Avvicinare il Canada all’Ue può produrre opportunità economiche e politiche, ma non è una scelta neutrale rispetto agli equilibri transatlantici. La reazione di Trump l’ha dimostrato in maniera palese.
Ed è proprio qui che emerge tutta la confusione europea. L’Ue parla da anni di una fumosa “autonomia strategica”, ma rischia di trasformare questa mira in un contenitore nel quale confluiscono iniziative molto diverse. Il problema non è la cooperazione con il Canada in sé, quanto piuttosto la difficoltà di individuare una gerarchia chiara tra priorità. Un’Europa davvero strategica dovrebbe sapere dove vuole andare, con chi e soprattutto quanto rapidamente è in grado di muoversi. Altrimenti il rischio è che continui a scambiare il movimento per strategia, la somma delle partnership per una politica estera e la tattica per visione.