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Esteri

Il sonno dell’Ue: il racconto che rivela l’inadeguatezza di von der Leyen

Il sesto discorso sullo stato dell'Unione

di Ernesto Ferrante -


Il sesto discorso sullo stato dell’Unione (Soteu) di Ursula von der Leyen, pronunciato a Strasburgo, è stato un lungo esercizio di autoassoluzione. Un’ora abbondante di slogan, allarmi apocalittici, promesse irrealizzabili e un repertorio di ossessioni che confermano lo scollamento dalla realtà di una presidente che continua a parlare a un’Europa immaginaria. Quella reale, intanto, arranca sotto il peso del caro carburanti, dell’inflazione, della stagnazione industriale e dell’irrilevanza geopolitica.

La presidente della Commissione ha denunciato “divisioni create dall’esterno e dall’interno”, l’“ascesa dell’estremismo”, la “battaglia delle narrazioni” e la “velocità vertiginosa della tecnologia”. Un catalogo di paure che sembra più un tentativo di delegittimare ogni opposizione politica che una diagnosi seria del continente. A Mosca, Washington e Pechino, dove si misurano potenza e strategia, il Soteu deve essere apparso come un susseguirsi di sbadigli e risate. L’Europa parla di resilienza mentre non riesce a garantire carburante a prezzi sostenibili ai propri cittadini.

Von der Leyen ha evocato un mondo “apertamente ostile”, un’Europa assediata da ultranazionalisti, antieuropeisti, tirapiedi degli autoritari, interferenze russe e disinformazione. Una narrazione che trasforma ogni dissenso interno in minaccia alla democrazia. È il riflesso di un establishment che teme di perdere il controllo e usa la retorica della sicurezza per blindare un modello politico agonizzante.

La presidente ha chiesto di “combattere insieme per la nostra idea europea”. Ma l’idea che difende è quella di una tecnocrazia che non vede il logoramento sociale, la fatica delle famiglie, il costo della vita che cresce e l’abitazione che diventa un lusso. Le preoccupazioni reali dei cittadini vengono evocate solo per essere neutralizzate, mai affrontate.

Tra i passaggi più surreali, la proposta di aprire la strada affinché il Canada diventi “il primo membro associato dell’Ue”. Una genuflessione diplomatica che rivela la confusione strategica di Bruxelles. Mentre il mondo si ridisegna attorno a blocchi continentali, l’Europa cerca consolazione oltreoceano, come se Ottawa fosse un pilastro dell’ordine globale. È la fotografia di un’Unione che non sa più distinguere tra alleanze e fantasie.

Il capitolo sulle “risorse proprie” è stato uno dei più inquietanti. Dietro la formula anodina si nasconde l’ennesimo tentativo di introdurre nuove tasse europee, camuffate da strumenti di stabilità finanziaria. Von der Leyen lo chiama “potere di agire”, ma il sottotesto è più prelievi, più centralizzazione, più condizionalità.

La tedesca ha rimarcato la necessità di difendere le democrazie europee dai “burattini degli autoritari”. Ma il passaggio più rivelatore è quello sulle condizionalità da applicare ai governi che non piacciono a Bruxelles. Una minaccia velata, ma chiarissima. Chi devia dalla linea della Commissione verrà sottoposto a un regime di sorveglianza politica e finanziaria. È il tentativo maldestro di frenare l’ascesa delle forze sovraniste, che intercettano il disagio sociale che l’Ue non vuole vedere.

L’Ursula con l’elmetto e la mimetica ha promesso che l’Europa “difenderà ogni metro quadrato del proprio territorio”, evocando un articolo 4 europeo e un Consiglio di sicurezza continentale. La solita filastrocca che stride con la realtà. L’Ue dipende da Washington per la difesa, da Pechino per le tecnologie, da Mosca per l’energia. Sbandierare l’autonomia strategica mentre si acquistano missili Patriot americani è un esercizio di autoinganno.

La presidente ha assicurato “il sostegno più forte di sempre” all’Ucraina, annunciando nuove forniture energetiche e difesa aerea. Ma la promessa di “chiudere tutte le scappatoie” delle sanzioni rivela un altro paradosso. L’Unione non riesce a far rispettare le misure che essa stessa ha imposto. Blatera di resilienza e ignora che la guerra economica ha colpito più duramente i cittadini europei che il Cremlino.

Il Soteu è stato l’ennesima rappresentazione di un’Europa che non sa più dove andare. Un continente che parla di leadership globale e democrazia, ma poi fatica a garantire carburante a prezzi sostenibili e teme il voto.


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