Extraprofitti energetici, l’Ue si divide: l’Irlanda apre il dossier, la Francia frena
La proposta riapre le faglie interne dell'Unione
La presidenza irlandese dell’Ue ha deciso di riaprire il dossier della tassazione degli extraprofitti delle compagnie energetiche. La richiesta, avanzata da alcuni ministri delle Finanze, ha convinto Dublino a inserire il tema nell’agenda dell’Ecofin informale di oggi e, soprattutto, nel prossimo Ecofin formale di ottobre a Lussemburgo.
Una misura che spacca i ministri
Il ministro delle Finanze irlandese Simon Harris spiega che la discussione avverrà a pranzo, dopo l’Eurogruppo. Si tratterà di una prima ricognizione politica per sondare le posizioni dei colleghi. “Ho deciso che ne discuteremo a pranzo dopo aver ricevuto la lettera, cosa che mi è sembrato prudente fare”, afferma. Sarà, dice, “un’opportunità per i ministri per dare una loro opinione iniziale”, ricordando che le “visioni diverse” rendono inevitabile un passaggio successivo in sede formale, con la Commissione chiamata a tornare sulla materia.
Lescure: “No a ricette uguali per tutti”
Le divergenze emergono subito. La Francia, per bocca del ministro delle Finanze Roland Lescure, mette in chiaro che non accetterà un approccio uniforme: “Le situazioni sono diverse. No a soluzioni uguali per tutti”. Parigi rivendica la necessità di calibrare ogni intervento sulle specificità nazionali, soprattutto in un momento in cui lo choc energetico provocato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz colpisce i Paesi in modo asimmetrico.
Le differenze tra i mix energetici nazionali
La crisi energetica, infatti, non pesa allo stesso modo su tutti. Le dipendenze esterne, i mix energetici e le strategie di approvvigionamento differiscono profondamente tra gli Stati membri, rendendo difficile immaginare una misura europea che non generi tensioni. È la fotografia di un’Unione che, ancora una volta, fatica a trovare una linea comune su un dossier strategico. Da un lato c’è chi chiede una risposta coordinata per evitare distorsioni nel mercato interno, dall’altro chi teme che una tassa europea possa penalizzare modelli energetici già sotto pressione. Le consuete frizioni tornano così a incrinare il fronte europeo, mostrando quanto sia complesso, con gli attuali equilibri, trasformare un’urgenza in una decisione condivisa.
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