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Sociale

Bollo auto e taglio accise: la Sinistra grida al dramma, ma le sue Regioni alzano le tasse. Riflessione ironica sul doppiopesismo fiscale

Il miraggio su quattro ruote (e il doppiopesismo su due)

di Anna Tortora -


Riuscire a parlare di tasse in Italia senza assistere alla solita commedia delle parti sarebbe un vero e proprio prodigio. L’ultimo annuncio sull’esenzione del bollo auto per le utilitarie e la proroga sul taglio delle accise ha subito attivato il collaudatissimo spartito della Sinistra nostrana.

Da quelle parti la musica è sempre la stessa: se il Governo taglia una tassa, non va mai bene. Se non la taglia, è un Governo nemico del ceto medio; se la taglia, è un “colpo mortale ai servizi pubblici”. In poche ore siamo passati dai colti e accorati appelli sul rigore di bilancio alle solite prediche sulla transizione ecologica, con il sottofondo implicito che l’italiano medio dovrebbe preferire un’elegante bicicletta elettrica da tremila euro all’utilitaria a benzina con cui va a lavorare ogni mattina.

È la grande passione per il modello svedese applicato alla tangenziale di Mestre: l’idea fisso-progressista che la mobilità privata sia una specie di vizio borghese da espiare a fior di bollettini, preferibilmente aumentati per coprire qualche astruso progetto di “mobilità sostenibile” che piace tantissimo nei saloni dei centro città, un po’ meno a chi deve fare la spesa nei comuni della provincia.

Il fascino del rigore

Poi ci sono i governatori di Sinistra che improvvisamente scoprono il fascino del rigore e si disperano per i mancati introiti. Curioso, detto da chi in Emilia-Romagna ha approvato un rincaro secco del 10% sul bollo, in Toscana mantiene tra i tariffari più rigidi d’Italia sulle auto tradizionali e in Campania ha storicamente viandato sulle aliquote massime per turare i buchi della spesa sanitaria. Per anni hanno considerato il garage dei cittadini come un bancomat a prelievo forzoso e illimitato, ma se oggi a tagliare è il centrodestra, diventa improvvisamente un dramma per le casse pubbliche.

Nel mezzo resta l’automobilista che, dopo decenni di moralismo fiscale a targhe alterne, guarda il prezzo del pieno e la ricevuta del bollo con una sola certezza: la vera misura “sostenibile”, in questo Paese, continua a essere la pazienza di chi guida.

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