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Esteri

L’inedito patto di New York: Trump apre al sindaco Mamdani

di Cinzia Rolli -


La residenza ufficiale del sindaco di New York, Gracie Mansion, è stata il teatro di un incontro storico tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo cittadino della Grande Mela, il democratico-socialista Zohran Mamdani.

Il faccia a faccia, durato poco più di un’ora, ha ribaltato i toni dello scontro verbale che aveva caratterizzato la scorsa campagna elettorale, quando i due leader si scambiavano reciprocamente le accuse di “comunista” e “fascista”.

Al centro del tavolo bilaterale è finito il piano di edilizia popolare per lo scalo ferroviario di Sunnyside Yard, nel Queens. Si tratta di un progetto da oltre 21 miliardi di dollari mirato alla realizzazione di 12.000 alloggi a prezzi accessibili per la classe lavoratrice, un’opera impraticabile senza il via libera e il co-finanziamento delle agenzie federali.

Trump ha mostrato un’inattesa apertura a negoziare il supporto di Washington, rilasciando parole di stima pubblica nei confronti del sindaco: “Ha il potenziale per essere un grande primo cittadino, è partito col piede giusto”.

Il clima del vertice è cambiato drasticamente però quando il confronto si è spostato sulla gestione dei media. Il colloquio è coinciso con la dura polemica per la decisione della Casa Bianca di revocare gli accrediti stampa a colossi dell’informazione come CNN, MS Now e Politico.

Durante la conferenza stampa congiunta sul prato della residenza, Mamdani ha voluto rimarcare apertamente il proprio dissenso: “A Gracie Mansion accogliamo tutti i media, indipendentemente dalla linea editoriale”. Immediata la replica di Trump, che ha difeso il blocco bollando le testate escluse come diffusori di “fake news pericolose per la sicurezza nazionale”, per poi ironizzare: “Tanto i media americani non mi boicottano mai”.

Dai migranti haitiani al precedente di Reagan

Resta però lo sfondo di un’America profondamente divisa. Durante il colloquio non sono mancati i momenti di forte frizione sul tema dell’immigrazione. Il sindaco di New York ha espresso formale contrarietà alla scelta della Casa Bianca di revocare lo status di protezione temporanea (TPS) per i cittadini haitiani e siriani.

Sul piano personale, Trump ha speso parole di forte attaccamento per la storica residenza Gracie Mansion, definendola “un luogo speciale” e ricordando i numerosi primi cittadini incontrati tra quelle mura fin dai suoi esordi come magnate immobiliare di New York. “Ho visto questa casa con molti sindaci diversi nel corso degli anni: alcuni grandi, altri decisamente meno”, ha commentato ironicamente il Presidente americano.

L’evento assume anche una forte rilevanza storica: si tratta della prima visita di un Presidente in carica a Gracie Mansion dopo 45 anni. L’ultimo precedente risale al 1981, quando Ronald Reagan fece visita all’allora sindaco Ed Koch per promuovere gli investimenti federali legati al progetto stradale della Westway sul lato ovest di Manhattan. Come allora, anche il vertice di oggi ha visto un’amministrazione repubblicana e il Comune di New York dialogare sulla governance e sui finanziamenti alle grandi infrastrutture cittadine.

 Se l’apertura di Trump sul piano casa del Queens offre al sindaco una moneta fondamentale da spendere davanti al proprio elettorato, la dura presa di posizione sulla libertà di stampa serve a blindare i confini della propria identità progressista.

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