La missione ONU accusa Washington
Gli Stati Uniti sul banco degli imputati
La Casa Bianca ha respinto duramente le accuse mosse da una missione d’inchiesta delle Nazioni Unite, la quale sostiene che le forze militari statunitensi potrebbero aver commesso crimini di guerra durante due attacchi aerei avvenuti lo scorso febbraio in Iran.
Secondo la commissione d’indagine indipendente, vi sono “ragionevoli motivi” per ritenere che gli Stati Uniti abbiano lanciato attacchi indiscriminati contro obiettivi civili, configurando potenziali crimini di guerra. Gli episodi contestati si differenziano significativamente per le dinamiche, ma hanno entrambi provocato vittime civili.
Il primo raid ha colpito la scuola elementare Shajareh Tayyebeh. Secondo i dati diffusi dalle autorità di Teheran, il bilancio è devastante: oltre 150 vittime, in gran parte bambini. Gli investigatori delle Nazioni Unite sostengono che l’edificio scolastico sia stato colpito deliberatamente, sottolineando come non vi sia alcuna prova di un suo utilizzo per scopi o attività militari.
Il secondo attacco ha preso di mira un centro sportivo a Lamerd, provocando la morte di 22 civili. Pur presentando modalità differenti rispetto al bombardamento della scuola, anche questo episodio è stato classificato dagli investigatori dell’ONU come un potenziale attacco indiscriminato contro strutture non militari.
La difesa statunitense
La portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, ha respinto ogni accusa, criticando duramente l’ONU. Kelly ha liquidato l’operato del Consiglio per i diritti umani come “sciocchezze poco serie” prodotte per decenni, spostando l’attenzione su Teheran: secondo la portavoce, infatti, l’unico responsabile di crimini di guerra e atti terroristici è il regime iraniano, già colpevole della violenta repressione interna contro i propri cittadini.
Il Pentagono ha scelto una linea più prudente. Il Dipartimento della Difesa statunitense ha evitato commenti diretti sul report dell’ONU, limitandosi a dichiarare che le indagini interne sulla dinamica dei raid sono tuttora in corso e che non verranno rilasciate valutazioni su dossier elaborati da organizzazioni esterne.
Da un lato l’amministrazione governativa americana sostiene che le forze statunitensi non prendono intenzionalmente di mira civili e che le operazioni militari vengono condotte secondo le leggi applicabili che regolano i conflitti armati.
Dall’altro, la missione ONU precisa che le proprie conclusioni si basano su interviste, immagini satellitari, fotografie, video e ulteriore documentazione, lamentando tuttavia come sia Washington sia Teheran non abbiano fornito piena collaborazione alle richieste di informazioni.
Le conclusioni come documento investigativo politico
Le conclusioni della missione dell’ONU non costituiscono una condanna penale contro gli Stati Uniti né la missione ha l’autorità di infliggere una pena di natura penale.
La commissione in sostanza non può avviare procedimenti penali anche se i suoi risultati potrebbero potenzialmente essere utilizzati per future azioni legali.
Il rapporto si configura invece come un documento investigativo che potrebbe aprire la strada a eventuali richieste di risarcimento.
E’ previsto che il report venga presentato formalmente al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, dove i suoi risultati potrebbero contribuire agli sforzi internazionali in corso per accertare le responsabilità delle presunte violazioni commesse durante il conflitto.
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