IN LIBRERIA – La verità (e polemica) di Spencer su Diana
Sono passati quasi trent’anni dalla morte della principessa Diana e la sua figura resta ancora impressa nella memoria di tutti. Soprattutto in quella di Charles Spencer, che torna nel luogo da cui tutto era cominciato.
Il canto del cigno, la storia di una Diana familiare
Nel settembre del 1997, davanti al mondo riunito nell’abbazia di Westminster, era stato lui, fratello, a pronunciare una delle orazioni funebri più celebri del Novecento. Ora, con Canto del cigno. Diana, mia sorella, Spencer torna a parlare di lei. E lo fa per la prima volta in maniera così ampia e personale, scegliendo però una prospettiva precisa, quella di chi Diana l’ha conosciuta dentro casa.
È questo il pregio principale del libro e, allo stesso tempo, il suo limite. Spencer mette sul tavolo ricordi, conversazioni, episodi familiari e soprattutto una versione dei fatti che in diversi passaggi entra in contrasto con quella sedimentata negli anni.
Lo dichiara lui stesso: scrivere significa non dover più “leggere le opinioni altrui”, molte delle quali, a suo giudizio, fondate su menzogne diventate col tempo quasi verità. Il libro nasce dunque con l’ambizione di raccontare Diana “dal punto di vista di suo fratello”, come già aveva fatto nell’orazione funebre, e restituirne un ritratto apertamente positivo.
Ne esce una Diana privata, più fragile di quella conosciuta attraverso fotografie, copertine e apparizioni pubbliche. Spencer racconta il rapporto difficile con Carlo, il matrimonio vissuto con sofferenza, le insicurezze della principessa e i momenti più bui della sua vita. Racconta anche il dolore della famiglia dopo l’incidente di Parigi e soprattutto quei giorni convulsi che precedettero il funerale.
Pregi e difetti del libro
È qui che il memoir acquista il suo peso maggiore, riportando il lettore dietro le porte chiuse della famiglia reale. Alcuni episodi sono destinati inevitabilmente a far discutere. Spencer ricorda, per esempio, una telefonata con Carlo nella quale l’allora principe avrebbe pronunciato la frase “ce ne dimenticheremo presto”, riferendosi alla reazione del mondo alla morte di Diana.
Racconta inoltre il confronto sulla decisione di far camminare William e Harry dietro il feretro della madre. Un punto di vista che rende il libro avvincente, ma controverso. La storia raccontata da Spencer è inevitabilmente una parte, a difesa della sorella: non è una ricostruzione imparziale e per questo le accuse e le interpretazioni diventano particolarmente pesanti e qui emerge il difetto del libro.
Il rischio è che il memoir finisca per sostituire una narrazione consolidata con un’altra, altrettanto unilaterale. Il suo merito, d’altra parte, è restituire una voce familiare a una donna che per decenni è stata un personaggio pubblico. La verità di Spencer è un’altra verità, diversa, su Diana. Ma forse ci sono ancora molte Diana possibili.
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