Nel partito un continuo gioco al massacro tra correnti interne che si sparano ad altezza uomo su qualsiasi dossier strategico
Non cercate il “campo largo” nei faticosi vertici di coalizione con Giuseppe Conte unicamente indirizzati ad escludere Matteo Renzi. Un campo larghissimo, con posizioni assai distanti tra loro, è ciò che va in scena ogni giorno dentro il Partito Democratico.
Il vero campo largo
Un partito del tutto atomizzato, una permanente rissa da bar nobilitata da retroscena politici, dove la formula del campo largo svela la sua vera e tragica natura: l’esatta rappresentazione plastico-spaziale delle sue macerie interne. Schegge contro schegge, in un continuo gioco al massacro tra correnti interne che si sparano ad altezza uomo su qualsiasi dossier strategico. Prendete l’Ucraina.
Goffredo Bettini si risveglia con l’ansia da prestazione diplomatica e affida al Corriere della Sera il suo personale piano di pace: sì all’ingresso di Kiev nell’Ue ma fermi tutti, niente Nato e aiuti solo con armi difensive se scatta una tregua. Un contorsionismo ideologico pensato per fare da pontiere con Giuseppe Conte, felicissimo di incassare la sponda contro la “guerra per procura”.
Filippo Sensi lo “brucia” istantaneamente sui social, ricordando le vecchie ambiguità del M5S sulla collocazione internazionale. A ruota arriva Sandra Zampa, che picchia duro e gli manda a dire che “ha perso un’occasione per tacere”, accusandolo senza fronzoli di voler abbandonare Kiev al suo destino.
In questo clima da resa dei conti, alla vigilia della Direzione Nazionale, tocca ad Andrea Orlando indossare il casco da pompiere per la sinistra dem. L’ex ministro si collega a Omnibus su La7 e tenta un’acrobazia logica: difende i cinquestelle riesumando il voto sulla prima Commissione Von der Leyen, promuove lo sforzo di Bettini di entrare nel merito e lancia il monito finale, sostenendo che a furia di sole prediche militari si rischia di lasciare l’Europa a Putin per via politica.
Sbarca il ddl sull’antisemitismo a prima firma del leghista Massimiliano Romeo ed ecco il capolavoro di paralisi. In Commissione Affari Costituzionali, travolti dalle spaccature, i dem scelgono l’Aventino interno: non partecipano al voto. I riformisti con Guerini vorrebbero votare sì, la sinistra dem si accoda a M5S e AVS gridando alla “legge bavaglio” e strizzando l’occhio alle piazze Pro Pal. Altro che alleanze esterne, il vero campo largo è la fotografia di questi dem a pezzi sul pavimento.