L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

Il dovere della memoria e l’ombra della rivalutazione

di Eleonora Manzo -


Il calendario della storia non è un semplice succedersi di fogli strappati, ma un severo tribunale della coscienza collettiva. A tre anni esatti dal barbaro eccidio perpetrato da Hamas contro cittadini inermi, l’anniversario del 7 ottobre non rappresenta soltanto una dolorosa ricorrenza formale, bensì uno spartiacque per la tenuta istituzionale, democratica e culturale del nostro Paese.

Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, hanno tracciato l’alveo di una ferma e indiscutibile condanna del terrorismo, ricordando come nessuna causa o recriminazione possa minimamente giustificare un sistematico massacro fondato sull’odio etnico e religioso. Eppure, mentre i vertici dello Stato ribadiscono i pilastri dell’alleanza occidentale e la sacralità della memoria, fuori dai palazzi della politica si addensano le nubi di un’ambiguità ideologica che rischia di logorare dall’interno il tessuto sociale italiano.

La cronaca delle ultime settimane restituisce l’immagine di piazze e atenei percorsi da una virulenta deriva ideologica. Quello che viene sbandierato come legittimo attivismo ‘pro-Pal’ si è troppo spesso tramutato, nei fatti, in una preoccupante tolleranza nei confronti del radicalismo islamico.

Le manifestazioni di piazza che inneggiano alla resistenza armata, i boicottaggi accademici e gli slogan divisivi non sono più episodi isolati, ma i sintomi visibili di un cortocircuito culturale. Sotto il vessillo della solidarietà geopolitica, si fa largo il pericolo concreto dell’islamismo radicale che sta alimentando un risentimento identitario opposto ai valori costituzionali. Questa saldatura innaturale tra frange dell’estremismo politico nostrano e istanze teocratiche mediorientali rappresenta la vera sfida securitaria del nostro tempo, una minaccia che non si combatte solo con i decreti flussi o con l’intelligence, ma con un’autentica battaglia delle idee.

In questo quadro di forte polarizzazione si inserisce il tormentato iter parlamentare del Ddl contro l’antisemitismo approdato alla Camera dei Deputati scatenando un aspro scontro frontale.

Le opposizioni vi leggono il rischio di un bavaglio alla libertà di critica verso le politiche governative di Tel Aviv. Al contrario, la necessità di blindare per legge i confini del linguaggio pubblico appare una scelta obbligata a fronte di un antisemitismo strisciante, camuffato da retorica antisionista.

Le istituzioni italiane si trovano così strette in una morsa complessa: da un lato, l’imperativo di difendere i presidi democratici del dissenso; dall’altro, l’urgenza improcrastinabile di sradicare i germi del pregiudizio antiebraico che riaffiorano nei nostri spazi civili. Commemorare il 7 ottobre significa oggi guardarsi allo specchio, riconoscendo che l’identità occidentale e nazionale si difende senza tentennamenti né sconti ideologici al radicalismo.

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