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Politica

La legge elettorale tra voto segreto e caccia ai franchi tiratori

In caso di bocciatura la salita al Colle di Giorgia Meloni sarebbe solamente l’ovvia conseguenza istituzionale. Quella politica non si fermerebbe a un’ipotetica crisi, si estenderebbe alla selezione dei prossimi parlamentari

di Giuseppe Ariola -


Oggi è una giornata campale per il centrodestra. Ancora poche ore e si saprà se la nuova legge elettorale avrà ottenuto i voti necessari a essere approvata in via definitiva o meno. Una circostanza, in realtà non poco paradossale se si considera che la maggioranza ha superato senza problemi ben tre voti di fiducia in due giorni su altrettanti articoli del provvedimento. Quello di oggi, però, sarà a scrutinio segreto ed è questa la circostanza che apre a dubbi sul risultato. Gli occhi sono quindi tutti puntati su quest’ultimo voto. In ogni senso, anche letteralmente. Memore dello sgambetto sulle preferenze, in maggioranza ci si è preparati a una vera e propria caccia agli eventuali franchi tiratori.

La caccia i franchi tiratori

Ma come fare a capire in che modo avrà votato ciascun deputato se lo scrutinio è segreto? Tutto dipenderà dal numero di dita che saranno infilate nelle fessure utili a spingere i pulsanti per esprimere il voto. Per il sì basta il solo indice, per raggiungere il pulsante del no, posto qualche centimetro più in là, è invece necessario infilare più di un dito. C’è quindi chi giura che la sorveglianza sarà serrata. Le tattiche individuate sono molteplici: si va dalle riprese effettuate in aula al momento del voto – in realtà vietate dal regolamento – ad opera di alcuni deputati accuratamente selezionati, alla successiva analisi dei video della votazione registrati dalle tribune, passando per le testimonianze dirette. Occhio quindi soprattutto a chi siederà nelle ultime file per avere la visuale migliore per fare da vedetta. Certo, né gli accertamenti contestuali al voto né quelli postumi potranno cambiare l’esito del risultato.

Le conseguenze per i traditori

Saranno però essenziali a scovare i traditori e, si spera in maggioranza, anche utili a fungere come deterrente. La posta in gioco non riguarda infatti solo la crisi di governo che, come ampiamente annunciato, inevitabilmente si aprirebbe in caso di bocciatura di una riforma sulla quale sono state chieste ben tre fiducie. Su questa eventualità, alla luce di una preoccupazione una volta tanto trasversale, sia dalle parti della maggioranza che da quelle dell’opposizione, si sono tutti già fatti bene i conti. E il risultato è unanime: molto difficilmente si voterebbe prima del termine necessario a maturare la pensione. “Questo calcolo lo hanno fatto tutti, la voce circola con insistenza”, riferisce una fonte parlamentare secondo la quale nonostante tutto c’è il rischio di un nuovo inciampo dopo quello di luglio.

Oltre la crisi, il nodo ricandidature

Ma la partita dalle parti del centrodestra non si gioca solamente sul campo dell’attuale legislatura, bensì anche su quello della prossima. A rischio ci sono infatti le ricandidature per quanti dovessero entrare nell’elenco dei traditori e, forse, anche solo in quello dei sospettati. Votare contro la riforma non sarebbe un peccato veniale, ma mortale. E in caso di bocciatura la salita al Colle di Giorgia Meloni – che si è detta tranquilla come sempre sul risultato del voto – sarebbe solamente l’ovvia conseguenza istituzionale. Quella politica non si fermerebbe a un’ipotetica crisi, si estenderebbe alla selezione dei prossimi parlamentari. C’è quindi da scommettere che qualcuno rischierà di rompersi le nocche pur di votare con un solo dito.

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