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Attualità

Il 25 aprile sequestrato dal 7 ottobre

di Giuseppe Tiani -


A Milano, nel corteo del 10 ottobre, è comparso un cartello che accosta il 7 ottobre al 25 aprile con l’aggiunta di «Fasci e sionisti appesi».

La Liberazione celebrata evocando corpi appesi. L’antifascismo ridotto a una minaccia che oltraggia la memoria che pretende di onorare. La politica di Netanyahu va condannata senza esitazioni, e la sicurezza di Israele non può giustificare una condotta che tratta le vite dei palestinesi come materiale di scarto.

Un intero popolo non è un bersaglio, un bambino non è una minaccia da neutralizzare. Il dolore dei propri cittadini non assegna a nessun governo un credito illimitato sulla vita degli altri. Per questo, chiamare Resistenza il 7 ottobre è una vergogna. Uccidere civili e prendere ostaggi non diventa liberazione cambiando lo striscione. I crimini di Hamas non assolvono Netanyahu. La politica di Netanyahu non trasforma Hamas in una brigata partigiana.

Le vittime non devono superare un esame di appartenenza per meritare pietà.

A Torino, sempre il 10 ottobre, alcuni manifestanti hanno affrontato il cordone della polizia di stato in piazza Castello con spinte, pugni e calci, secondo quanto riportato dall’Ansa. Il corteo è poi proseguito pacificamente, ma la calma successiva non cancella la violenza precedente. Ancora poliziotti aggrediti, come se sotto l’uniforme ci fosse il nemico di qualunque causa. Quale contributo alla libertà palestinese offre un calcio a un poliziotto italiano? La libertà viene proclamata ma si scontra con la violenza praticata.

È un atteggiamento fascista fare della forza un argomento e della disumanizzazione dell’avversario una virtù. Rivendicare l’antifascismo per legittimare questa condotta significa conservarne il nome e rovesciarne il significato. Il 25 aprile non è un lasciapassare per la sopraffazione. Quegli slogan e quelle aggressioni non rappresentano tutti i manifestanti. Chi, in politica, li avalla o li giustifica tradisce la piazza pacifica e i valori che dichiara di difendere.

La pochezza di certa politica emerge quando si scambia una folla da compiacere per una società da governare. Difendere i palestinesi e condannare Hamas significa affermare che la vita e la dignità umana non dipendono dall’appartenenza. Lo stesso principio impone di tutelare la libertà di manifestare e l’incolumità dei poliziotti chiamati a garantirla. L’antifascismo si riconosce dall’umanità che difende. Chi lo invoca disumanizzando l’avversario ne tradisce il significato storico e politico più profondo.

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