IN LIBRERIA – Ogni certezza è un enigma
Ogni certezza è un enigma: è questo in poche parole, Autoritratto in verde, di Marie NDiaye, pubblicato per la prima volta in Francia nel 2005 e arrivato in Italia nel 2026 grazie a Prehistorica Editore, con la traduzione di Antonella Conti. Il libro è un’opera singolare, sfuggente, capace di esercitare un fascino sottile proprio là dove rinuncia a offrire certezze. Una lettura difficile, a tratti persino disorientante, ma che alla fine restituisce la soddisfazione di essersi avventurati in una scrittura fuori dagli schemi. Non aspettatevi una trama nel senso tradizionale del termine, con un inizio, uno sviluppo e una conclusione in grado di ricomporre i tasselli.
La narratrice, che non ha un nome e della quale non si arriva mai a conoscere davvero l’identità, procede attraverso ricordi, apparizioni, intuizioni e improvvise deviazioni. Al centro del suo racconto ci sono le misteriose donne in verde: figure che sembrano appartenere tanto alla quotidianità quanto a una dimensione irreale, presenze familiari ma inquietanti, che affiorano nei rapporti personali e negli angoli della memoria. C’è la madre, le amiche, sconosciute che sembrano portare con sé qualcosa di inspiegabile. Il verde diventa così molto più di un colore. È un segnale, un’ossessione, una presenza che attraversa le pagine e accompagna il lettore in un territorio dove il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più sottile.
La Garonna, l’identità in movimento e il valore della scrittura di NDiaye
Anche il paesaggio partecipa: la Garonna, con la minaccia di esondare, sembra incarnare un pericolo costante, qualcosa che incombe senza mai manifestarsi del tutto. L’inquietudine cresce lentamente, insinuandosi nelle pieghe di una narrazione che non concede appigli definitivi. Il titolo ci presenta un autoritratto, eppure NDiaye sembra fare di tutto per sottrarsi a una rappresentazione di sé. L’identità è un’immagine in continuo movimento, composta da ruoli diversi, relazioni, ricordi contraddittori e percezioni fallaci.
Si può essere figlie, madri, sorelle, amiche, senza che nessuna di queste definizioni esaurisca ciò che siamo. Insomma, Autoritratto in verde è un’opera che richiede pazienza e disponibilità a lasciarsi disorientare. Chi cerca una storia lineare potrebbe avvertire una certa frustrazione, perché molte domande restano aperte e le contraddizioni non vengono risolte. Ma è proprio qui che si trova il valore della scrittura di NDiaye: nel rifiuto di semplificare l’esperienza umana per renderla più facilmente leggibile. La realtà non viene negata, bensì liberata dall’obbligo di essere unica, ordinata e coerente.
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