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Tecnologia

Il Codice degli appalti è uguale per tutti ma per alcuni è più uguale

di Redazione -


In Italia, come in altri Paesi democratici in cui la trasparenza è fondamentale per regolamentare gli affari pubblici, operano molte aziende nazionali o straniere che offrono soluzioni alla Pubblica Amministrazione. Una realtà che si batte molto per far luce sulle gare pubbliche, ad esempio, è Accenture, che opera nel settore della Difesa principalmente come fornitore di servizi tecnologici e di consulenza, non come produttore di sistemi d’arma. Il suo ruolo consiste nel supportare la trasformazione digitale del Ministero della Difesa e, in alcuni casi, delle aziende della filiera della difesa. Proprio per questa necessità e per soddisfare l’esigenza di trasparenza e correttezza amministrativa nella concessione di appalti pubblici, il legislatore, l’ANAC e le stazioni appaltanti hanno costituito un impianto basato su norme (anche con uno specifico codice), raccomandazioni, circolari e codici etici, che dovrebbero mettere al riparo i pubblici incanti da turbative o distorsioni, atte a favorire questo o quello operatore economico. Gli operatori economici e le loro offerte vengono vagliate dalla pubblica amministrazione secondo principi di convenienza ed economicità e chiunque intervenga o provi ad aggirare le norme, incorrerebbe in uno specifico reato di natura penale.

Gli strumenti di controllo funzionano davvero?

Da un’attenta analisi di alcuni procedimenti, però, sono emerse forme di potenziale violazione del diritto e vere e proprie influenze su dirigenti pubblici distratti o forse sin troppo attenti, che pongono seri dubbi sulla reale efficacia dello strumento legislativo e degli organi di controllo. Analizziamo uno strano caso, ad esempio, quello della Società CY4Gate, azienda che opera nel settore della sicurezza informatica e delle intercettazioni in house alla Società ELT Elettronica, partecipata di Leonardo, di proprietà della famiglia Benigni. Si apprende che l’azienda, che conta un buon fatturato, ha goduto nel tempo di una serie di affidamenti milionari, diretti, da parte di alcune procure, in barba ai principi di libera concorrenza, rotazione e trasparenza. Abbiamo verificato ma non ci è permesso fornire dettagli più profondi vista la delicatezza della materia. Tuttavia, la vicinanza dell’azienda al Ministero della Giustizia è nota anche grazie ai convegni promossi, ad esempio, alla Camera dei Deputati, in cui magistrati e vertici militari lodavano Domitilla Benigni, già presidente di CY4Gate, come relatrice esperta di materia cyber.

Una metodologia poco ortodossa

Un vero e proprio cerchio magico. Come accennato c’erano anche alti esponenti della Difesa, dicastero con cui CY4Gate fa molti affari. Un esempio tra tutti, per dimostrare la metodologia poco ortodossa con cui opera la società che gestisce alcuni Trojan (tema scottante che ha interessato anche il mondo del giornalismo) per le intercettazioni e di come questa si procuri contratti milionari, è il DSINT, un software di sicurezza telematica venduto a più riprese al Comando Operazioni di Rete, bypassando ogni regola sancita dal Dgls 36, cosiddetto “Codice degli Appalti”. La tecnica è spiegata in un appunto con cui Teledife, (direzione tecnica del Ministero della Difesa delegata al procurement, fra le altre cose, di strumenti per la difesa cibernetica), si è rifiutata di acquistare il software in questione. In pratica, il Comando Operazioni in Rete (COR) aveva commissionato alla Società Leonardo alcuni servizi inerenti alla cyber defense. Leonardo, per effettuare il servizio, ha deciso, con il consenso informale del Comando, di utilizzare, fra le centinaia di software che svolgono lo stesso compito, proprio quello della Controllata, attraverso Elettronica, CY4Gate.

L’acquisto del software

Il software è stato quindi acquistato dalla società Leonardo, pagato per il tramite della stessa Difesa, senza essere valutato né dal punto di vista tecnico funzionale, né tecnico amministrativo. L’unico valore aggiunto del DSINT, rispetto agli altri concorrenti, è che Leonardo ha deciso di utilizzarlo in barba ai principi di infungibilità e libera concorrenza. Sarebbe rimasto un peccato veniale se non fosse che, a termine del servizio, il COR abbia formalmente richiesto il rinnovo della licenza d’uso, che ricordiamo, costare centinaia di migliaia di euro. Il fatto che si trattava di un rinnovo avrebbe giustificato la scelta puntuale del prodotto, se non fosse altro che, però, la Difesa non ha mai acquistato e selezionato quel software in un procurement precedente. In pratica, la furbata è consistita nel generare un lock-in tecnologico per garantirsi una rendita costante nel tempo. La faccenda, emersa tra i corridoi del Ministero, ha di fatto accesso un approfondimento sulla delicata questione e su un aspetto alquanto insolito e sospetto, la licenza di cui si chiede il rinnovo, a spese dei contribuenti, era addirittura intestata ad un soggetto privato seppur legata a Leonardo.

Le licenze scadute

Il diniego da parte di Teledife nel procedere con l’acquisto, non ha, però, scoraggiato la famiglia Benigni, che non si è persa d’animo e tramite le sue doti commerciali e relazionali, è riuscita a far dirottare l’acquisto verso un’altra stazione appaltante (UG-CRA dello SMD) forse meno attenta o, nella peggiore delle ipotesi, più compiacente o quantomeno più sensibile alle esigenze della realtà a gestione familiare. Per ovviare all’eventuale, palese, illecito che sarebbe stato compiuto, vista l’intestazione della licenza d’uso ad un soggetto privato, Leonardo ha immediatamente donato le licenze al Ministero della Difesa. Peccato, però, che si trattava di licenze ormai scadute, utili solo come grimaldello per richiederne il rinnovo, senza quindi passare per una competizione che, probabilmente, avrebbe visto perdenti gli unici partecipanti. Altri capitoli, altrettanto molto nebulosi, sono quelli che vedrebbero CY4Gate come fornitrice del cruscotto di vertice della Difesa, un altro sistema a cui, al contratto, si sono via via aggiunte forniture che non c’entrano nulla con l’esigenza principale, ma che avrebbero generato ulteriori situazioni di lock-in. Insomma, più si scava, più ci si rende conto che i principi sanciti dal Codice degli Appalti valgono per tutti, tranne che per alcuni, più fortunati o, probabilmente, solo più furbi. Argomenti delicatissimi che potrebbero accendere i riflettori della Magistratura che non vuole sottostare ad alcune logiche e che, soprattutto, potrebbero far adirare il Ministro Guido Crosetto che dall’inizio del suo mandato ha chiesto sempre correttezza e trasparenza su ogni passaggio.


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