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Tecnologia

L’Intelligenza Artificiale nella PA: da Roma a Varsavia il diritto sfida l’algoritmo

Presentato il libro-ricerca internazionale che traccia la rotta della burocrazia del futuro

di Cinzia Rolli -


L’integrazione dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione è una realtà giuridica e istituzionale che richiede regole comuni, cooperazione internazionale e una base etica. Questo il nucleo del dibattito moderato dalla  dr.ssa Serena Forni, direttore generale della Domus Europa, ospitato presso la Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati, in occasione della presentazione del nuovo volume di ricerca interdisciplinare dedicato proprio all’impatto dell’AI nella macchina pubblica.

Il volume intitolato Artificial Intelligence in Public Administration, è un’opera monografica collettiva interamente scritta in lingua inglese ed edita dalla casa editrice italiana Eurilink University Press.

La scelta della lingua inglese sottolinea la forte vocazione transnazionale del progetto.

Il volume è curato dal prof. Paweł Lewandowski, dottore in giurisprudenza e ricercatore presso il Collegio di Scienze Giuridiche della Nicolaus Copernicus Superior School  e dal prof. Marcin Szewczak, docente di diritto degli enti locali all’Università Cattolica di Lublino e membro del consiglio esecutivo del Voivodato di Lublino.

Tra le firme principali il giurista italiano prof. Fabrizio Giulimondi, preside del Collegio di Scienze Giuridiche della Nicolaus Copernicus Superior School, affiancato da specialisti europei come Maciej Andrzejewski, Federico Mastromattei e la ricercatrice ucraina Solomiia Kira.

Il dibattito

Ha introdotto il dibattito il presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, l’ on. Federico Mollicone, il quale ha ricordato che la letteratura sull’intelligenza artificiale sembra parlare al futuro ma il libro oggetto del convegno attiene al momento attuale. Ha spiegato che la digitalizzazione dello Stato costituisce un vero e proprio ripensamento delle categorie dell’agire pubblico e che la riflessione sull’IA in relazione al diritto necessita di essere realizzata senza pregiudizi e con metodo scientifico.

L’intelligenza artificiale deve essere considerata un supporto all’attività umana: è sempre il funzionario pubblico che prende la decisione finale. È la capacità del dubbio critico che distingue l’uomo dall’algoritmo. La coscienza, l’intuito e il libero arbitrio sono esclusive prerogative dell’essere umano.

Dopo la lettura di un breve messaggio del vicepresidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Fabio Rampelli, e il video messaggio dell’ambasciatore italiano presso la Repubblica di Polonia S.E. Luca Franchetti Pardo, il quale ha ribadito la necessità che lo strumento artificiale sia efficace e trasparente in quanto capace di influenzare la vita concreta e reale di ogni cittadino, ha preso la parola il prof.  avv. Gennaro Terracciano, presidente della SNA.

Terracciano ha sottolineato l’importanza del confronto internazionale sui temi tecnologici.

Regolamentare l’intelligenza artificiale

Nel richiamare i diversi convegni e incontri svoltisi a Varsavia, ha evidenziato come l’Italia sia stata la prima nazione a dotarsi di una legge di regolamentazione dell’intelligenza artificiale.

Con l’approvazione della Legge quadro n. 132/2025, l’Italia infatti è diventata il primo Paese dell’Unione Europea a dotarsi di una normativa nazionale interamente allineata e coordinata con l’AI Act europeo.

Il prof. Fabrizio Giulimondi, ha condiviso il suo pensiero facendo notare che l’intelligenza artificiale emette un suono e ascoltare una voce umana crea subito affidamento. La tecnologia così concepita diventa rassicurante e accogliente.

Nel suo discorso è stato citato a titolo di esempio il concorso pubblico, lo strumento con cui lo Stato seleziona i profili migliori in base a competenze specifiche, capacità di scrittura, conoscenze informatiche e linguistiche. Il relatore ha evidenziato che, di fronte all’uso ormai quotidiano dell’intelligenza artificiale da parte di funzionari e dirigenti per la stesura di email o atti amministrativi, è legittimo chiedersi quale senso avrà in futuro affidarsi ai tradizionali metodi di selezione.

Il professore ha poi lanciato l’invito a tutti, ma in particolar modo ai giovani e agli studenti, a non avere paura di sbagliare perché  commettere errori serve a trovare la strada giusta. Oggi siamo ormai abituati a volere una risposta immediata, a cercare una soluzione rapida al problema che ci affligge, un rimedio perfetto che ci faccia uscire dal dubbio.

Il dottorato di ricerca, ad esempio, ha l’obiettivo di condurre studi volti a individuare le migliori strategie per il raggiungimento di risultati innovativi, i quali possono scaturire esclusivamente dal patrimonio intellettuale e umano. Non può quindi avvalersi di meri algoritmi.

Il rev. dott. sac. Pawel Lewandowski, vicepreside del Collegio di Scienze Giuridiche della Nicolaus Copernicus Superior School di Varsavia, ha sottolineato il potere dell’IA, in grado di ridefinire la stessa società. Nella Pubblica Amministrazione gli algoritmi supportano sempre più spesso i processi decisionali. Lo stesso Papa Leone XIV, ha ricordato, ha messo in guardia tutti noi dalla sindrome della Torre di Babele, dai modelli tecnologici subordinati al profitto. Come spiegato dal Pontefice nell’Enciclica intitolata Magnifica Humanitas, l’uomo non può diventare un mero ingranaggio sottomesso a logiche che lo tramutano in semplici dati; non deve e non può perdere la dignità di essere umano.

Il dott. Hamilton Marcin Szewczak,  professore dell’Università Cattolica di Lublino, ha chiarito la necessità di superare i confini dei singoli Stati per governare un fenomeno globale come quello dell’intelligenza artificiale elogiando il lavoro svolto a riguardo dall’Italia.

La conclusione del convegno

A conclusione del convegno ha preso la parola l’avv. Silvio Pittori, presidente dell’Educandato Statale della Santissima Annunziata di Firenze, il quale ha ribadito la centralità del cittadino e dei diritti tutelati dalla Costituzione, mettendo in luce la necessità di una tecnologia tracciabile.

La presentazione del volume sull’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, svoltasi alla Camera dei Deputati, ha offerto un importante momento di confronto tra giuristi, accademici e personalità istituzionali. Il dibattito ha evidenziato come la transizione digitale dello Stato non possa ridursi a una mera automazione burocratica.  L’algoritmo deve rimanere uno strumento al servizio dell’efficienza pubblica, guidato e vigilato dall’uomo, per evitare vuoti di responsabilità giuridica e garantire il pieno rispetto dei diritti costituzionali dei cittadini.

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