Ex Ilva, il ricorso in Cassazione: la posizione della Procura
Si muove (più di) qualcosa sul fronte ex Ilva. Ieri si è tenuta l’udienza davanti alle Sezioni Unite della Cassazione sul ricorso presentato da Ilva Spa in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop dell’attività produttiva dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. Pronti, via e subito una novità. Che, in fondo, non ha rappresentato nemmeno una grossa sorpresa per tutti coloro che seguono il dossier. Già, perché la Procura generale della Cassazione ha chiesto l’accoglimento parziale del ricorso. E ciò perché lo stop decretato su Taranto dalla Corte d’Appello di Milano risulterebbe, forse, eccessivo.
Ex Ilva, cosa chiede la Procura
“Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano”, ha spiegato ai giudici in sede di requisitoria l’avvocato generale Luigi Birritteri, “è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale”. Insomma, non è una questione di scelta tra principi e priorità. Semmai ci sarebbe da fare in modo di far convivere le due esigenze. Sul merito, e in diritto, poi, il procuratore ha avanzato alcuni dubbi: “La pericolosità dell’amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta”. Fatto, questo, che cambierebbe (eccome) le carte in tavola almeno dal punto di vista giurisdizionale. I giudici, di fronte alla richiesta di un accoglimento parziale del rincorso, si son riservati ogni decisione sul decreto. Che sarà notificata alle parti interessate.
Tutti i nodi che restano
Ciò che rimane, però, è tutto intero il tema stesso, cardine, della discussione. Il futuro dell’Ilva, e più in generale della siderurgia italiana, non può più restare appeso a un filo. Né a quello dei tribunali, nemmeno a quello di una visione che non sia di respiro abbastanza ampio da riuscire a tenere tutto insieme. Ambiente e salute, da una parte, lavoro e sviluppo dall’altro. Le proposte sul tavolo non possono più giocare al ribasso. Lo chiedono i lavoratori, i dipendenti che non ne possono più di non conoscere quale sarà il loro destino. Lo impongono le circostanze, un mondo in cui le filiere si accorciano e in cui far da sé le materie prime necessarie, come l’acciaio, è fondamentale per chi voglia tenere in piedi un’industria. C’è da rifondare tutto. E farlo subito.
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