Carte d’identità senza chip, quattro denunce in Alto Adige: cresce l’allarme per le CIE manomesse
Il fenomeno negli ultimi mesi si sta moltiplicando in diverse province italiane
I Carabinieri della Compagnia di Egna hanno denunciato quattro persone trovate in possesso di carte d’identità elettroniche manomesse, dalle quali era stato rimosso il microchip integrato. Gli episodi, accertati a partire dallo scorso luglio, sono tre a Laives e uno a Termeno, nell’ambito delle attività di controllo del territorio.
L’ultimo caso risale al 20 ottobre, quando un 47enne residente a Laives si è presentato alla locale stazione dei Carabinieri per alcune procedure di identificazione. Durante le verifiche, i militari hanno scoperto che dalla sua Carta d’Identità Elettronica era stato asportato volontariamente il microchip contactless, elemento essenziale per le funzioni digitali del documento. La carta è stata sequestrata e l’uomo denunciato a piede libero per un’ipotesi di falsità documentale.
Casi in aumento
Quello della rimozione dei microchip dalle CIE non è più un episodio isolato. Nelle ultime settimane casi analoghi sono stati registrati a Genova, dove un 19enne è stato denunciato dopo aver esibito una carta priva del chip, e nelle Marche, a Morrovalle, dove un controllo stradale ha portato alla scoperta di un documento identico, alterato con l’asportazione della componente elettronica.
Segnalazioni simili sono emerse anche in Umbria, dove la Polizia di Stato ha denunciato cinque persone tra Assisi e Bastia Umbra per documenti privati del microchip. Secondo gli investigatori, la manomissione potrebbe essere legata al tentativo di eludere controlli elettronici o ad altre finalità illecite ancora oggetto di approfondimento.
I risvolti penali dell’asportazione del chip
A chiarire il quadro giuridico è intervenuta anche la Corte di Cassazione, che con una recente sentenza ha stabilito che la rimozione del microchip altera la natura stessa della Carta d’Identità Elettronica. Il chip, infatti, contiene dati anagrafici e biometrici indispensabili per l’identificazione e per l’accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione. Un documento privato di questo elemento, pur mantenendo leggibili fotografia e generalità, perde la sua integrità e può configurare rilevanza penale.
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