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Esteri

L’ultimo trucchetto del camaleonte Sánchez

di Alessandro Scipioni -


Pedro Sánchez è un fenomeno. Nessuno come il leader socialista spagnolo ha saputo trasformare negli anni situazioni prospettate come rovinose, in una trionfale resurrezione. Sempre camminando con l’audacia di giocarsi tutto sul filo del rasoio.

Eppure, mentre la Spagna si avvia verso le urne con il fiato sospeso, l’incantesimo sembra essersi spezzato. L’uomo capace di ribaltare qualsiasi pronostico appare oggi visibilmente logorato, incastrato nelle sue stesse architetture di potere. Il suo problema non è la mancanza di astuzia, ma un’usura sottile e inesorabile che ha prosciugato l’appeal di un tempo, lasciando al suo posto soltanto un’immagine profondamente sbiadita. E probabilmente non basteranno le sortite eccessive di Milei, a riconsegnarli il cuore degli spagnoli.

In questa campagna elettorale, Sánchez proverà inevitabilmente a calare i suoi assi nella manica, puntando tutto sulla consueta strategia del voto utile e del grande argine democratico. Ma questa volta il meccanismo rischia di incepparsi in modo rovinoso. Lo spauracchio di Vox continua a di mostrarsi efficace soltanto su quella frangia di estrema sinistra che, a dire il vero, si mobilita comunque per partito preso; tuttavia, la carta della paura ha smesso completamente di funzionare con i moderati e con la sterminata platea degli indecisi; e saranno proprio quest’ultimi a decidere chi vince la partita.

La percezione cambiata

La percezione di Vox nel Paese è cambiata radicalmente. Non è più l’incognita destabilizzante degli esordi, ma una forza politica ampiamente testata nelle giunte regionali e nei governi locali, rendendo l’allarme ideologico un’arma ormai spuntata. Esattamente quello che succede con la Le Pen in Francia.

A complicare ulteriormente la partita c’è una profonda trasformazione nella scala delle priorità dei cittadini. Gli elettori moderati non sono più disposti ad accontentarsi tramite la retorica dell’emergenza democratica mentre la quotidianità pone interrogativi ben più stringenti.

Tematiche come l’immigrazione, la sicurezza, la tenuta economica ed il costo della vita, reclamano risposte pragmatiche che l’attuale esecutivo non è stato in grado di offrire, soffocato da un’evidente incapacità operativa e appesantito da scandali e veti incrociati.

L’elettorato di centro è stanco. Si ritrova privo di qualunque sponda concreta a sinistra e manifesta un’insofferenza cresciuta nel tempo verso partiti che continuano a ignorare i problemi reali del Paese.

​Certo i risultati delle elezioni non sono mai scontati e sarebbe un errore madornale sottovalutare la capacità di reazione di un leader che fa dell’imprevedibilità forza.

Sánchez tenterà ancora una volta la giocata d’azzardo per sparigliare le carte. Tuttavia, la somma degli scandali, l’evidente affanno programmatico e una stanchezza generalizzata, hanno accettato stavolta le condizioni per una svolta profonda. La Spagna si trova di fronte a un bivio in cui il carisma del vecchio condottiero potrebbe non bastare più a coprire le crepe di una proposta politica che ha esaurito la propria spinta e si dimostra quasi anacronistica.

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