Meloni punta sul Golfo: il Kuwait al centro della strategia italiana
La presidente del Consiglio vola a Kuwait City dopo la tappa a San Patrignano. È la tredicesima missione nel Golfo
Dopo la partecipazione ai lavori dell’Ecad, la Coalizione europea contro le droghe, a San Patrignano, Giorgia Meloni è attesa in Kuwait per una visita che va ben oltre il protocollo diplomatico. Il viaggio rappresenta un ulteriore tassello della strategia con cui Palazzo Chigi sta cercando di accreditare l’Italia come interlocutore privilegiato delle monarchie del Golfo, in una fase in cui energia, sicurezza e stabilità delle rotte commerciali sono tornate al centro degli equilibri internazionali. Con quella odierna salgono a tredici le visite della premier nelle Nazioni del Golfo dall’inizio della legislatura. Un dato che il governo considera il simbolo della scelta politica precisa di investire su una regione ritenuta decisiva per la sicurezza energetica europea, per gli scambi commerciali e per la gestione delle crisi che attraversano il Medio Oriente.
Il primato diplomatico rivendicato da Palazzo Chigi
La missione in Kuwait consegna inoltre a Meloni un risultato che l’esecutivo rivendica apertamente. La presidente del Consiglio diventa infatti il primo capo di governo italiano ad aver visitato, nel corso dello stesso mandato, tutti e sei i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. Un percorso diplomatico che, secondo fonti italiane, ha trovato un riconoscimento politico nell’invito rivolto all’Italia a partecipare al vertice del Gcc di Manama nel dicembre 2025. La visita risponde anche a un invito formulato da tempo dall’emiro Sheikh Misha’al Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, con incontri previsti anche con il principe ereditario Sheikh Sabah Al-Khalid Al-Sabah e con il primo ministro Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Ahmad Al-Sabah.
Investimenti, infrastrutture e nuove intese economiche
Il dossier economico occupa una parte rilevante dell’agenda. Italia e Kuwait vantano rapporti consolidati, rafforzati negli anni da consistenti investimenti kuwaitiani nel nostro Paese, dal turismo al settore immobiliare, passando per l’alta tecnologia e l’energia. Tra i simboli più evidenti della presenza kuwaitiana in Italia c’è Q8, protagonista sia nella distribuzione dei carburanti sia negli investimenti legati alla raffinazione e ai biocarburanti, anche attraverso partnership industriali con Eni. L’obiettivo dichiarato è ora quello di aumentare i flussi di investimento in entrambe le direzioni. In questa cornice si inserisce l’intesa che sarà firmata tra Ice e Kuwait Direct Investment Promotion Authority, pensata per favorire nuove opportunità industriali e finanziarie. Sul tavolo finiranno anche temi sempre più centrali nelle strategie occidentali: la resilienza delle infrastrutture critiche, la diversificazione delle catene di approvvigionamento e lo sviluppo di corridoi logistici alternativi capaci di ridurre le vulnerabilità generate dalle tensioni geopolitiche.
Difesa e sicurezza, il pilastro della relazione
Accanto all’economia, resta centrale il capitolo sicurezza. La visita servirà a dare attuazione concreta all’Accordo di cooperazione nel settore della difesa entrato in vigore lo scorso ottobre e a rafforzare una collaborazione considerata strategica da entrambi i governi. È inoltre prevista la definizione di un memorandum d’intesa tra l’Arma dei Carabinieri e la Guardia nazionale kuwaitiana, mentre il nuovo Piano d’Azione 2027-2030 dovrà fornire una cornice stabile alle iniziative bilaterali nei prossimi anni.
Dal dossier Iran alle rotte marittime: il peso della geopolitica
Dietro gli accordi economici e di difesa si muove però una sfida più ampia. Il colloquio tra Meloni e la leadership kuwaitiana offrirà infatti l’occasione per un confronto sulle principali crisi che scuotono il Medio Oriente. Sul tavolo ci saranno l’Iran, il conflitto yemenita, la sicurezza della navigazione nelle rotte strategiche da cui dipendono le economie europee e del Golfo, oltre ai rapporti tra Unione europea e Consiglio di Cooperazione del Golfo. Non mancheranno i dossier più sensibili dell’area, dalla questione israelo-palestinese alla situazione in Libano. Temi che confermano come la visita non sia soltanto una missione economica, ma un passaggio politico con cui il governo Meloni tenta di consolidare il ruolo dell’Italia in una delle aree più contese e decisive dello scenario internazionale.
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