La manovra Cisl: “No ai bonus elettorali, misure su energia e redditi”
"Non sprecare risorse limitate con distribuzioni a pioggia"
La Cisl dice no ai bonus elettorali e, in vista della manovra, segna l’agenda al governo: “Distribuire risorse già limitate a pioggia significherebbe sprecarle”. Parole e musica di Daniela Fumarola, segretaria generale Cisl, che oggi è intervenuta all’Assemblea generale della Compagnia delle Opere. La sindacalista ha fatto il punto della situazione e ha chiesto al governo, e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti in collegamento con l’assemblea stessa, di concentrarsi su poche questioni ma importanti. Quali? Semplice: energia e redditi.
Cisl, la manovra e i bonus elettorali
Fumarola ha esordito con frasi e indicazioni che poco lasciano all’interpretazione. “Questa è l’ultima manovra della legislatura e la tentazione dei bonus elettorali è fortissima – ha affermato la leader Cisl – Scostamenti, flat tax, condoni: con risorse così limitate, distribuirle a pioggia significa sprecarle”. Dunque ha aggiunto: “Noi chiediamo il contrario: concentrarle su pochi nodi di sistema. Due su tutti, energia e redditi. Aiuti selettivi e decrescenti con il reddito per famiglie e filiere energivore; la quota di investimento della clausola su reti, accumuli e rinnovabili, perché ogni euro speso lì abbassa le bollette di domani”.
Aiutare il ceto medio
C’è una priorità che emerge dalla manovra, anche per la Cisl il ceto medio va sostenuto. “Il ceto medio è la corda su cui si regge l’Italia, e la corda si sta sfibrando. Tecnici, impiegati, operai specializzati, pensionati con una vita di contributi: con il drenaggio fiscale restituiscono allo Stato oltre otto miliardi in due anni. Aliquote e scaglioni vanno indicizzati, come nel resto d’Europa”, ha sottolineato la sindacalista. Che ha proseguito: “Da qui la necessità di superare la discontinuità delle politiche pubbliche e di costruire un percorso condiviso tra le diverse forze politiche e sociali”.
La sindrome di Penelope
Fumarola ha poi spiegato che l’Italia, o meglio la politica italiana, deve uscire da quella discontinuità totale che porta ogni fine e nuova legislatura. È un eterno gioco dell’oca. In cui non vince nessuno ma tutti si ritrovano a dover ripartire dal via. “Da trent’anni il Paese ricomincia da capo a ogni legislatura: è la sindrome di Penelope. Chi arriva disfa la tela del predecessore, e la concertazione è stata messa in soffitta alla fine degli anni Novanta da governi di ogni colore”. Per questo, dice la segretaria generale Cisl “proponiamo un patto di legislatura sui nodi irrisolti, valido chiunque vinca. Una tregua che non chiede a nessuno di rinunciare alle proprie idee, ma di costruire invece di demolire. Una società complessa non si comanda dall’alto: si coinvolge”.
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