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Ex Ilva, chiesti i domiciliari per Morselli: l’inchiesta a Taranto

Fissati gli interrogatori di garanzia: sotto indagine 28 persone e cinque società

di Cristiana Flaminio -


Ex Ilva, nuovo giro nuova inchiesta: la Procura ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex ad di ArcelorMittal Italia e già presidente di Acciaierie d’Italia e per altre due persone. Si tratta di Alessandro Labile e di Francesco Astori. Il primo, responsabile del sito produttivo di Taranto. Il secondo, invece, dirigente dell’Ispra e deputato a controlli e verifiche sui siti di interesse strategico nazionale. Il gip dovrà rispondere alla richiesta ma prima ha fissato gli interrogatori di garanzia che si terranno il 3 novembre prossimo.

Ex Ilva, chiesti i domiciliari per Morselli

Sotto indagine ci sono 28 persone e cinque società. Per otto indagati c’è l’ipotesi di reato di associazione a delinquere. Tra le accuse formulate dagli inquirenti, c’è l’associazione finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Tra le altre contestazioni, a vario titolo e in differenti posizioni, gli indagati dovranno rispondere delle ipotesi di disastro ambientale. E di inquinamento e truffa ai danni dello Stato.

Benzene e dati “non veritieri”

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti tarantini, le emissioni dell’ex Ilva avrebbero provocato un innalzamento dei livelli di benzene nell’aria del quartiere Tamburi del capoluogo jonico. Ciò avrebbe contribuito a determinare una situazione di disastro ambientale. Tra le contestazioni poi c’è la questione dei presunti dati non veritieri messi nero su bianco sui documenti tecnici. Un’operazione, questa, che sarebbe stata finalizzata al recupero di quote gratuite di Co2, le stesse che erano state perse nel 2020, al fine di ottenere ulteriori assegnazioni per gli anni seguenti.

Il parere delle associazioni

Giustizia per Taranto chiede che ora sia fatta chiarezza. “Le richieste dovranno essere valutate dal giudice e non siamo ancora di fronte a condanne. Ma per una città che da decenni paga un prezzo altissimo in termini di salute e vite umane, è un piccolo passo verso quella giustizia che Taranto attende da troppo tempo. Ci auguriamo che venga fatta piena luce sulle responsabilità di chi ha gestito gli impianti e di chi avrebbe dovuto vigilare. Perché – ha sottolineato l’associazione – non può esserci profitto che valga più della vita delle persone e non può esserci futuro per Taranto senza verità e giustizia”. Duro il commento di Genitori Tarantini: “Il sistema sembrava inattaccabile perché vedeva coinvolti tutti i poteri economici e politici; e invece evidentemente qualcosa è andato storto, per loro”.

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