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L’Italia che invecchia e i giornali che guardano altrove

Tra politica, economia e cronaca, la vita quotidiana di milioni di anziani resta quasi invisibile. Eppure l'invecchiamento della popolazione è uno dei cambiamenti più profondi che stanno trasformando il paese

di Andrea Fiore -


Ogni mattina sfoglio una decina di quotidiani nazionali. È un esercizio utile per capire quali temi un Paese considera centrali e quali, invece, restano sullo sfondo. Da tempo noto una curiosa sproporzione: l’Italia è sempre più anziana, ma nei giornali gli anziani compaiono poco.

Non è vero che non se ne parla. Se ne parla quando il Governo approva una riforma, quando si discutono le pensioni, quando emerge il problema delle liste d’attesa o della carenza di personale sanitario. A volte entrano nelle cronache attraverso un fatto drammatico o una polemica sulle RSA. Ma quasi sempre sono un contorno della notizia, raramente il suo centro.

Eppure la vita reale racconta altro. Milioni di famiglie fanno i conti con un genitore non autosufficiente, con una diagnosi di demenza, con la ricerca di una badante, con il peso economico e umano della cura. È una realtà quotidiana diffusa, che attraversa città e paesi da Nord e Sud, ma che trova poco spazio nel racconto pubblico.

La sanità occupa giustamente molte pagine. Si parla di ospedali, pronto soccorso, medici e infermieri. Molto meno si racconta ciò che accade una volta varcata la porta di casa. L’assistenza a lungo termine, il lavoro dei caregiver, la solitudine, il bisogno di relazioni, le nuove forme di abitare e di assistenza restano spesso fuori campo.

Forse perché sono temi che non producono scontri politici immediati. Non generano titoli clamorosi. Sono fatti lenti in un mondo che corre veloce. E così il cambiamento demografico più importante degli ultimi decenni finisce spesso in un trafiletto.

La cosa sorprendente è che continuiamo a parlare di futuro senza guardare una delle trasformazioni che più lo influenzeranno. Si dedicano ampi spazi all’intelligenza artificiale, all’innovazione e alle professioni che verranno. Tutto legittimo. Ma c’è un’altra rivoluzione in corso, meno spettacolare e molto più concreta: l’allungamento della vita.

Parlare di anziani non  significa solo parlare del passato. Significa parlare di economia, welfare, sanità, case, città e rapporti sociali. Significa interrogarsi su come vivremo tra dieci o vent’anni. Un argomento che riguarda la maggior parte di noi.

Forse il silenzio nasce da una difficoltà culturale. La fragilità non piace. Ricorda che l’autonomia non è infinita e che l’invecchiamento riguarda tutti. È più facile raccontare ciò che cresce, innova e accelera che ciò che rallenta e ha bisogno di cura.

Ma la realtà non scompare ignorandola. Continua a entrare nelle case, nelle famiglie, negli ambulatori e nelle RSA. Continua a modificare la società italiana giorno dopo giorno.

Per questo la domanda non è perché gli anziani occupino così poco spazio sui giornali, ma è: quanto ancora sarà possibile raccontare l’Italia senza raccontare gli italiani che stanno diventando sempre più numerosi?

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