L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Affluenza record in Israele: Netanyahu ribalta gli exit poll e vede il ritorno al potere

Partecipazione al 77,7%, la più alta dal 1999. Il Likud è il primo partito

di Ernesto Ferrante -


Israele consegna alle urne il dato politico prima ancora che elettorale del 77,7% di affluenza, il livello più alto registrato dal 1999 e ben oltre il 70,6% delle precedenti legislative. Oltre 5,6 milioni di cittadini hanno partecipato a un voto percepito come cruciale per il futuro del Paese, ancora segnato dalle conseguenze della guerra, dalla minaccia iraniana e dalla crisi aperta dal 7 ottobre. Un’affluenza così elevata aveva alimentato, nelle prime ore della notte elettorale, la convinzione che il vento soffiasse a favore dell’opposizione. Ma con l’avanzare dello scrutinio il quadro ha iniziato a cambiare rapidamente, trasformando una serata annunciata come quella del possibile tramonto politico di Benjamin Netanyahu in un inatteso ritorno di fiamma del leader del Likud.

La notte dell’altalena: l’opposizione esulta troppo presto

Le prime proiezioni e gli exit poll avevano suggerito una sostanziale parità tra i due schieramenti, in alcuni casi attribuendo persino un vantaggio al fronte anti-Netanyahu guidato da Gadi Eisenkot, favorendo un clima di euforia tra gli sfidanti del premier. Da Tel Aviv, Eisenkot aveva parlato di una presunta svolta storica, sostenendo che gli israeliani avessero “votato per il cambiamento” e invitando Netanyahu a prendere atto di un presunto “voto di sfiducia”. Sulla stessa linea anche Naftali Bennett, che si era spinto a dichiarare che “Netanyahu ha perso” e che il governo nato dopo il 7 ottobre fosse destinato a lasciare il campo. Parole che ora appaiono quantomeno premature.

Con quasi il 57,3% delle schede completato, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale centrale assegnano 55 seggi al blocco favorevole a Benjamin Netanyahu e 49 a quello a lui contrario. I partiti attualmente al di sotto della soglia di sbarramento del 3,25% sono: Riservisti (2,6%), Popolo d’Israele (1,7%) e Charedi Public (0,2%). Un quadro ancora non definitivo, ma sufficiente a certificare come la narrazione costruita nelle prime ore della notte sia stata smentita dall’andamento reale dello scrutinio. Restano da conteggiare le cosiddette “doppie buste”, comprese quelle dei militari, tradizionalmente considerate un segmento elettorale particolarmente sensibile ai temi della sicurezza nazionale e quindi potenzialmente favorevole al campo della destra.

La carta dell’uomo forte premia Netanyahu

Se il dato dovesse consolidarsi nelle prossime ore, emergerebbe con chiarezza un elemento. La strategia di Netanyahu sta funzionando. Per settimane il leader del Likud ha impostato la campagna su un’agenda rigidamente securitaria, presentandosi come l’unico dirigente in grado di garantire la sopravvivenza dello Stato ebraico in una fase di straordinaria instabilità regionale. Una linea che ha intrecciato la lotta contro Hamas, la promessa di distruggere definitivamente le capacità operative del movimento palestinese e soprattutto il confronto diretto con l’Iran.

Non è un caso che, intervenendo davanti ai sostenitori, Netanyahu abbia evocato una “opportunità storica e irripetibile” per neutralizzare la minaccia di Teheran, richiamando esplicitamente il sostegno dell’amministrazione Trump. Lo stesso premier ha insistito sulla necessità di un governo “di destra” e “forte”, capace di agire senza dipendere dai partiti arabi. In un Paese attraversato dalla percezione permanente dell’emergenza, il messaggio sembra aver trovato più consenso di quanto indicassero i sondaggi della vigilia.

I pronostici ribaltati

Nelle ultime settimane diversi rilevamenti pubblicati dai principali media israeliani, tra cui Channel 12, Channel 13 e il quotidiano ”Maariv”, avevano mostrato un’opposizione competitiva e, in alcuni scenari, persino in vantaggio sul blocco del premier. La candidatura di Eisenkot era stata letta da molti osservatori come l’occasione più credibile degli ultimi anni per archiviare l’era Netanyahu. Lo scrutinio, almeno finora, racconta una storia diversa. Il blocco del Likud non raggiunge ancora la soglia decisiva dei 61 seggi necessaria per governare autonomamente, ma si trova in una posizione significativamente migliore rispetto a quanto previsto da molti analisti nelle ore precedenti al voto. La rimonta del fronte governativo evidenzia ancora una volta una costante della politica israeliana degli ultimi anni. Il primo ministro continua a dimostrare una capacità unica di catalizzare l’elettorato conservatore proprio quando viene dato per indebolito.

Tutto resta aperto

La partita, tuttavia, è tutt’altro che conclusa. I risultati restano parziali e il conteggio delle schede mancanti potrebbe modificare gli equilibri emersi finora. Nessuno schieramento ha ancora in tasca la maggioranza assoluta della Knesset e il ruolo delle forze arabe potrebbe tornare centrale nelle trattative post-elettorali. Ma un primo verdetto politico è già arrivato dalle urne. Gli avversari di Benjamin Netanyahu hanno probabilmente brindato troppo presto. E il leader del Likud, dato da molti in difficoltà alla vigilia, sta trasformando ancora una volta la sua immagine di “uomo forte” della sicurezza nel principale motore della propria resilienza politica.

Aggiornamento ore 8:45

A spoglio ultimato del 66,2% delle schede, i risultati parziali diffusi dalla Commissione elettorale israeliana assegnano 56 seggi al blocco che appoggia Benjamin Netanyahu, 48 al blocco guidato da Yashar di Gadi Eisenkot. I partiti arabi conquisterebbero 16 seggi. Sotto la soglia di sbarramento del 3,25% restano i Riservisti (2,7%), Popolo d’Israele (1,6%), Charedi Public (0,2%).

La nuova situazione

A spoglio del 72,4% delle schede completato, le proiezioni basate sui risultati parziali assegnano 54 seggi al blocco guidato da Benjamin Netanyahu, 48 a quello di Gadi Eisenkot. I partiti arabi conquisterebbero 18 seggi. Restano sotto la soglia di sbarramento i Riservisti (2,7%), Popolo d’Israele (1,7%) e Charedi Public (0,2%). Lo riporta il Times of Israel.

I dati si consolidano

Il blocco dei partiti che sostengono Benjamin Netanyahu resta fermo a 54 seggi nelle ultime proiezioni fatte sulla base del 76,8% delle schede di cui è stato completato lo spoglio, stando ai dati della Commissione elettorale israeliana, che assegna 47 seggi al blocco guidato da Gadi Eisenkot e assegna un seggio in più ai partiti arabi, che salgono a 19.

Ore 11:50

Con l’84,5% delle schede scrutinate, i risultati parziali assegnano 54 seggi allo schieramento guidato dal primo ministro Benjamin Netanyahu e 49 seggi a quello guidato da Gadi Eisenkot, di Yashar. I partiti a guida araba, la Lista Comune e Ra’am, scendono a 17 seggi.

Il quadro per Netanyahu ed Eisenkot alle 14:30

Scrutinato circa il 93% delle schede ordinarie, pari all’85,6% del totale dei voti. Non si prevedono aggiornamenti dei dati nell’immediato. Allo stato attuale 53 seggi verrebbero assegnati allo schieramento guidato dal primo ministro uscente Benjamin Netanyahu e 48 seggi a quello guidato dal leader di Yashar, Gadi Eisenkot. I partiti arabi ottengono 19 seggi, un massimo storico. Per raggiungere la maggioranza sono necessari almeno 61 seggi.

Leggi tutte le news di Esteri


Torna alle notizie in home