Siher scarcerato, il gip smonta l’accusa di terrorismo: “Nessun invito alla violenza”
Respinta la richiesta della Procura di Milano di convalidare il fermo del ricercatore e attivista pro Pal
Nessun invito alla violenza, nessuna istigazione a commettere reati, nessun elemento che giustifichi l’aggravante del terrorismo. Con un provvedimento destinato ad alimentare il dibattito politico e giudiziario sulle proteste delle ultime settimane, la gip di Milano Tiziana Landoni ha deciso di non convalidare il fermo di Youssef Siher, il trentenne ricercatore e attivista pro Pal arrestato con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Siher, amministratore della chat Telegram e della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”, lascerà immediatamente il carcere di San Vittore.
La Procura aveva chiesto la convalida del fermo sostenendo l’esistenza sia del pericolo di fuga sia del rischio di reiterazione del reato. Una tesi che il giudice ha respinto integralmente. Secondo la gip, nei confronti dell’indagato “non sono ravvisabili gravi indizi di colpevolezza” e i materiali raccolti dagli investigatori non dimostrano né l’esistenza di un progetto violento né la volontà di promuovere azioni criminali.
Il ruolo del “Movimento 17 ottobre”
Nel provvedimento, Landoni evidenzia come nei post e nei comunicati diffusi da Siher non emerga alcun richiamo alle violenze che hanno segnato le giornate del 17 e 18 ottobre a Milano. Il giudice sottolinea che il ricercatore “non prospetta mai il ricorso ad azioni violente” e non indica gli scontri avvenuti in quei giorni “quale modello di attuazione delle forme di protesta e di mobilitazione collettiva da lui proposte”. Anche l’ipotesi che l’indagato avesse promosso la formazione di gruppi organizzati per mettere in campo azioni offensive durante la manifestazione del 24 ottobre viene considerata priva di fondamento. Per la gip, non vi sono elementi che consentano di affermare che Siher abbia organizzato o incoraggiato gruppi destinati a provocare danni o mettere a rischio l’incolumità delle persone.
Le frasi contro Governo: “Critica politica, non istigazione”
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguardava alcuni messaggi pubblicati sui social dal “Movimento 17 ottobre”. Tra le frasi finite agli atti figurano slogan come: “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove” oppure “Meloni dichiara guerra al futuro di questo Paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame”. Per la giudice si tratta certamente di espressioni caratterizzate da “toni aspri” e da linguaggio volgare, ma restano nell’ambito della critica politica. Le dichiarazioni, si legge nell’ordinanza, esprimono una “ferma presa di posizione” contro politiche ritenute dannose dall’autore, senza però contenere indicazioni concrete o inviti a compiere azioni violente o illecite. Nemmeno la diffusione di tali contenuti a una platea di circa seimila utenti può, secondo il tribunale, integrare il reato di istigazione a delinquere contro l’ordine pubblico.
Il richiamo ai movimenti francesi
La Procura aveva inoltre valorizzato i riferimenti di Youssef Siher alle mobilitazioni sociali francesi. Anche su questo aspetto la gip prende nettamente le distanze. Nel provvedimento si afferma che il richiamo alle proteste d’Oltralpe è “assolutamente generico” e non contiene alcuna esaltazione di episodi violenti. Più che agli scontri, osserva il giudice, l’indagato sembra guardare alla continuità e alla capacità di mobilitazione dei movimenti francesi. I messaggi pubblicati sulla chat Telegram, aggiunge l’ordinanza, evocano forme di “disobbedienza civile” e l’organizzazione di manifestazioni settimanali, ma non la commissione di reati.
Esclusa anche l’aggravante del terrorismo
Secondo Landoni non sussistono nemmeno i presupposti per contestare l’aggravante della finalità di terrorismo. Le condotte attribuite a Siher non sembrano idonee a provocare un grave danno allo Stato né risultano finalizzate a intimidire la popolazione o a generare un turbamento profondo e duraturo nella società. Allo stesso modo, non emerge alcun intento di costringere gli organi di vertice delle istituzioni né una finalità eversiva dell’ordine democratico. La mobilitazione promossa dall’indagato viene invece descritta come il tentativo di costruire una protesta stabile contro politiche socio-economiche considerate inadeguate, con l’obiettivo dichiarato di favorire la formazione di una “coscienza collettiva”.
Nessun pericolo di fuga
Respinta infine anche la richiesta cautelare della Procura. La gip osserva che Siher è nato in Italia, possiede regolari documenti ed è stabilmente radicato sul territorio nazionale. Il fatto che non fosse presente nell’abitazione della moglie durante la perquisizione non viene interpretato come un tentativo di sottrarsi alle indagini. Nemmeno il rifiuto di comunicare il pin del cellulare agli agenti viene considerato un comportamento indicativo di una volontà di fuga.
Una scelta che la gip definisce “neutra” e non insolita. Allo stesso modo, i contatti con organizzazioni pro Pal, sindacati e il Fronte della Gioventù Comunista rientrano nelle libertà riconosciute dall’ordinamento e non costituiscono indizi di pericolosità. La conclusione del tribunale è netta. Mancano sia i gravi indizi di colpevolezza sia gli elementi concreti per ritenere che, senza il fermo, Siher avrebbe tentato di sottrarsi alla giustizia. La decisione rappresenta una pesante battuta d’arresto per l’impianto accusatorio costruito dalla Procura milanese.
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