In Manovra la stretta agli aumenti per i magistrati, i dubbi dell’Anm
Il presidente dei magistrati Tango: "Tutela delle retribuzioni condizione per l'indipendenza della giurisdizione"
GIUSEPPE TANGO PRESIDENTE ANM
Aggiornamento 2.1. ore 9.00. L’Anm vuol vederci chiaro e, pur senza entrare (ancora…) nel merito già fa sentire i suoi dubbi in merito a quanto prevede la Manovra sugli aumenti di stipendio per i magistrati. “Rispetto a quanto contenuto in legge di Bilancio, che sarà presto all’esame delle Camere, ci riserviamo una valutazione nel merito dopo aver approfondito la norma”, ha spiegato in una nota rilanciata nella serata di ieri il presidente Giuseppe Tango. Che ha poi aggiunto. “Spetta al legislatore regolare la materia, nel rispetto, però, di un principio fondamentale: la tutela delle retribuzioni dei magistrati è condizione per la salvaguardia dell’indipendenza della giurisdizione. Come ribadito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea e dalla Corte Costituzionale. Va ricordato, peraltro, che sugli emolumenti dei magistrati e sulle loro dinamiche stipendiali si può intervenire solo nel quadro di interventi di carattere generale”.
La Manovra propone una “stretta” agli aumenti per gli stipendi di magistrati, avvocati e procuratori dello Stato. L’articolo 67 della Legge di Bilancio lega l’andamento degli scatti a quello degli altri dipendenti pubblici. Nello specifico, nel dettato della norma, si legge la necessità di proporre chiarimenti a proposito di “alcuni criteri sulla base dei quali l’Istituto nazionale di statistica determina la percentuale degli incrementi retributivi del predetto personale in relazione agli incrementi conseguiti dalle altre categorie di dipendenti pubblici”.
La stretta sugli aumenti ai magistrati in Manovra
La proposta in Manovra sugli aumenti per gli stipendi dei magistrati mette al centro della valutazione “la media da utilizzare per il calcolo degli incrementi medi conseguiti dalle altre categorie di dipendenti pubblici contrattualizzati è quella ponderata con la consistenza numerica di ciascuna delle predette categorie”. Nello specifico, “l’utilizzo della media ponderata è finalizzato a evitare errate rappresentazioni dell’effettivo incremento medio pro capite previsto dalla norma che deriverebbero dall’attribuire lo stesso peso a retribuzioni riferite a gruppi di dimensioni diverse”.
Adeguamenti già dal 2027
L’articolo 67 della Manovra, quindi, ribadisce che “al fine di evitare duplicazioni, nella base di calcolo non sono considerati gli arretrati in quanto già trovano evidenza nella valutazione dell’incremento retributivo registrato nell’ultimo anno del triennio di riferimento”. La disposizione entrerà in vigore una volta pubblicata la legge di bilancio, in vista degli adeguamenti decorrenti dal 2027. La vicenda politica sullo sfondo è quella nota. E riguarda gli arretrati da circa un miliardo. Fatto che era stato alla base di un’altra polemica tra politica e Anm e che aveva investito direttamente la premier Giorgia Meloni. Che non ha voluto firmare l’intesa da un miliardo mentre aveva ancora i tir in sciopero sulle strade italiane.
Torna alle notizie in home