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La denuncia di Aranzulla, l’Ai ha rotto il giocattolo

L'intelligenza artificiale estrae al volo le informazioni dalle guide di Aranzulla, le riassume in un riquadro in cima alla pagina e serve la risposta pronta

di Daniel Walker -

Salvatore Aranzulla


«Io vivo di rendita, ma qua c’è un problema per tutti». Quando Salvatore Aranzulla pronuncia questa frase indirizzata ai media, non sta semplicemente ostentando la solidità del suo conto in banca ma dà la sveglia all’intera editoria digitale.

La denuncia di Aranzulla

L’uomo che per vent’anni ha risolto ogni piccolo dramma quotidiano degli italiani — dal recupero di una password al collegamento di una stampante — vede il suo impero scontrarsi contro un muro invisibile ma devastante: l’intelligenza artificiale.

Per capire la portata della scossa, basta guardare i numeri. Fino all’altro ieri, Aranzulla S.r.l. era una macchina da soldi schiacciasassi nel web italiano. Di 8 milioni di euro il fatturato annuo e una marginalità cospicua, con utili netti che superavano costantemente i 2,3 milioni di euro.

Un modello aziendale perfetto e leggerissimo. Nessuna redazione faraonica, con 45 collaboratori esterni coordinati a distanza. Una infrastruttura server impeccabile, un algoritmo proprietario per intercettare cosa cercassero le persone su Google. Un sistema per mettere all’asta ogni singolo spazio pubblicitario al millisecondo.

Con questo ingranaggio quasi svizzero il giovanotto nato nel 1990 a Mirabella Imbaccari, arrivato a Milano per studiare Economia alla Bocconi, si è comprato casa a CityLife. E ha blindato i propri risparmi, costruendosi una tranquillità finanziaria a prova di bomba.

L’uragano Ai

In un’intervista al Corriere della Sera, Aranzulla ha sganciato la bomba. In un solo anno i suoi utili netti sono crollati del 72%, precipitando dai 2,3 milioni del 2024 a circa 641mila euro.

Il motivo? I visitatori giornalieri del suo portale si sono letteralmente dimezzati, passando da un milione a circa la metà al giorno.

La causa non è una scelta sbagliata o un calo di qualità, ma un cambio di paradigma. Oggi, quando un utente digita una domanda su Google, l’intelligenza artificiale estrae al volo le informazioni dalle guide di Aranzulla, le riassume in un riquadro in cima alla pagina e serve la risposta pronta. L’utente legge, risolve il problema e chiude la scheda. Zero clic verso il sito originale.

Senza clic, i banner pubblicitari non si caricano. E senza pubblicità, la macchina si inceppa. È il cortocircuito perfetto. L’Ai attinge all’immenso archivio di conoscenza creato da Aranzulla per alimentare i propri modelli, ma così facendo prosciuga il traffico che serve a pagare i server e il lavoro dei suoi collaboratori.

Se per Aranzulla il colpo è attutito dal patrimonio accumulato negli anni d’oro, per il resto content marketing online una sentenza che appare inappellabile. Il patto ventennale tra motori di ricerca e creatori di contenuti si è rotto per sempre.

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