L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Attualità

La rivoluzione senza idee, dei giovani senza radici

di Alessandro Scipioni -


L’analisi più lucida sulla miseria morale dell’Occidente, è quella tracciata con grande eleganza da Ernesto Galli della Loggia sulle colonne del Corriere della Sera. Non si dica che siamo davanti ad un ottuso destrorso, su un giornale di seconda categoria!

L’editoriale mette a nudo l’incapacità intrinseca della democrazia capitalistica di garantire la propria riproduzione culturale, mostrando come un sistema fondato sul mero calcolo economico e sul dominio della tecnofinanza finisca per generare un’inarrestabile disgregazione dei legami sociali, della trasmissione intergenerazionale e dei valori collettivi.

I valori persi

È un dato oggettivo che l’Occidente abbia perso ogni riferimento culturale ai propri valori. Anzi in buona parte tenda anche a demonizzarli. Ma soprattutto tende a non avere dei valori di riferimento.

Ma laddove l’analisi storica si ferma al dato di fatto, la realtà odierna ci impone di trarre le conseguenze più estreme e radicali di questo collasso.

​L’Europa contemporanea si risveglia oggi all’interno di un deserto ideologico e spirituale che essa stessa ha tenacemente coltivato. Benedetto XVI, lo aveva denunciato ed aveva ammonito più volte il vecchio continente, avvertendo del pericolo. È stato sempre ignorato e demonizzato dalle élite culturali.

Le origini di questa desertificazione risalgono a una stagione ben precisa; quella parabola inaugurata nelle contestazioni studentesche del ’68. La promessa di un rinnovamento libertario si è tradotta nel tempo nello smantellamento sistematico di ogni principio di autorità, trasmissione del sapere e merito intellettuale.

Crollata l’antica scuola, accusata di essere repressiva ma capace di forgiare menti e stili di vita, si è insediata una nobiltà senza meriti, una classe dirigente promossa sull’onda del formalismo demagogico e del conformismo istituzionale.

La scuola, privata della sua funzione educativa, è stata ridotta a mero contenitore assistenziale, mentre la famiglia tradizionale è stata progressivamente spinta ai margini ed espulsa dalla sua funzione sociale più importante.

Non dico che non fosse una scuola per tanti aspetti da rinnovare, da rivitalizzare. Non dico che non ci fossero delle ragioni alla base della contestazione. Dico però che, se c’era una aristocrazia di docenti anacronistica, successivamente si è messa in cattedra un aristocrazia di ignoranti. Una nuova casta sociale ed intellettuale che ha pervaso tutte le più alte gerarchie dell’istruzione, dell’informazione, della cultura, della finanza, ed infine dell’amministrazione dello Stato.

Le strutture educative

​A questo smantellamento delle strutture educative e familiari si aggiunge l’estromissione deliberata della dimensione del Sacro dallo spazio pubblico.

Privato delle proprie radici e della propria identità, l’Occidente ha finito per rinnegare ed addirittura demonizzare la propria storia, elevando il nulla a unico valore condiviso. È la vittoria di quel tecnocapitalismo che cancella maestri, grandi testi e ideali, offrendo ai giovani una sola certezza, il consumo o la nevrosi di una protesta priva di alternative reali.

​In questo scenario di liquefazione valoriale, la storia non tollera tuttavia il vuoto. Ed è qui che si misura la vera cecità della cultura progressista europea. Mentre l’Occidente si avvita in battaglie astratte e in un’idea di inclusione che lo porterà inevitabilmente all’autodistruzione, alle sue porte, e ormai al suo interno, si fiorisce un modello umano e sociale d’incrollabile solidità. Quello del mondo islamico.

La consapevolezza

​Riconoscere la forza dell’Islam non significa cedere al pregiudizio, ma prender atto di un dato di fatto oggettivo. Il mondo islamico conserva un’intelaiatura valoriale ferrea, una struttura familiare coesa e una profonda consapevolezza della propria identità e del proprio destino. Un giovane cresciuto nella consapevolezza della propria storia e della propria fede non potrà mai sentirsi attratto dal nichilismo estetico di una società occidentale in palese decadenza.

Gli stessi individui e le comunità che giungono in Europa sono ben consapevoli della superiorità morale di una tradizione viva, rispetto a una civiltà che ha scelto di rinnegare se stessa. Nella disperazione e nella solitudine dei giovani e di tutto il mondo Occidentale moderno, gli islamici sono ben ancorati a delle certezze che non hanno abbandoneranno certo per gettarsi nel vuoto.

Il cammino dell’Occidente

​L’inclusivismo a oltranza propugnato dalle sinistre europee si rivela così per quello che è. Un’inconsistente illusione destinata a convertirsi nel peggiore degli incubi per chi l’ha sostenuta.

Pensare che istanze iperindividualiste, agende di genere e smantellamento dei ruoli tradizionali possano integrarsi o persino prevalere a contatto con una cultura forte, dogmatica e comunitaria significa ignorare le leggi basilari della storia. Un sistema debole non assimila un sistema forte; ne viene inevitabilmente soppiantato.

​Il cammino intrapreso dall’Occidente non è semplicemente una crisi congiunturale o economica, ma una vera e propria eutanasia culturale, etnica e ideale. Continuare a camuffare la perdita delle proprie radici sotto la bandiera del progresso significa accelerare la fine di una civiltà.

E quando l’edificio delle nostre illusioni sarà definitivamente crollato, non resterà che prendere atto che la storia appartiene a chi ha avuto il coraggio di credere ancora in qualcosa.

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