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Esteri

Roma rompe una continuità ultratrentennale allineandosi con Germania e alleati occidentali

Passa la risoluzione contro l'embargo di Cuba ma il sostegno crolla ai minimi storici

di Cinzia Rolli -


L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dato il via libera, per la trentaquattresima volta, alla risoluzione non vincolante che invoca la fine dell’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba. Tuttavia, la votazione ha delineato un importante mutamento negli equilibri geopolitici: il supporto internazionale a L’Avana ha registrato il dato più basso degli ultimi trent’anni, confermando l’efficacia della forte pressione diplomatica esercitata da Washington.

Il documento

Il documento è passato con 130 voti favorevoli, 17 contrari e 25 astensioni. Si tratta di un netto passo indietro rispetto al 2025, anno in cui i sì erano stati 165, a fronte di appena 7 contrari e 12 astenuti.

L’intensa attività di pressione esercitata dall’amministrazione USA, guidata in prima linea dal Segretario di Stato Marco Rubio e dall’ambasciatore all’ONU Mike Waltz, ha convinto circa venti nazioni a rompere con la propria tradizione diplomatica.

L’esito del voto

L’esito del voto fotografa una profonda spaccatura internazionale: i 130 voti a favore sono arrivati principalmente dal Canada, dai Paesi in via di sviluppo e dal blocco dei non allineati.

Sul fronte opposto, i 17 contrari vedono compatti gli Stati Uniti insieme a partner storici come Israele, ma anche a nazioni europee come Ucraina e Ungheria, oltre ad Argentina, Paraguay e Macedonia del Nord. A fare la differenza è stato però il gruppo dei 25 astenuti, dove spicca il cambio di rotta di grandi alleati occidentali e partner strategici tra cui Italia, Germania, Colombia, Slovenia ed Emirati Arabi Uniti.

La reazione italiana

La Farnesina ha motivato questo storico cambio di rotta evidenziando la progressiva involuzione democratica di Cuba.

Roma esprime profonda preoccupazione per le libertà civili sull’isola. Il punto di svolta negativo è individuato nella dura repressione con cui il governo ha soffocato le proteste popolari del luglio 2021. Inoltre il Ministero degli Affari Esteri ha chiesto formalmente al presidente Miguel Díaz-Canel l’immediata liberazione di tutti i dissidenti e manifestanti detenuti per motivi d’opinione.

Analisti e fonti diplomatiche leggono la scelta come un chiaro segnale geopolitico. L’astensione dimostra solidarietà alla linea intransigente della Casa Bianca, confermando l’efficacia del pressing di Washington sugli alleati europei.

Il dibattito

Il dibattito all’ONU si è svolto in un momento drammatico per la popolazione cubana, che sta affrontando una severissima crisi energetica e strutturale.

Nelle settimane precedenti al voto, l’sola è rimasta quasi totalmente al buio a causa del collasso della rete elettrica nazionale, una situazione esasperata dall’embargo statunitense sul carburante e dai danni provocati dal recente passaggio di un violento uragano.

II ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriquez Parrilla, ha fermamente condannato l’inasprimento delle sanzioni americane, definendo il blocco un atto di “ignominia e ingiustizia” che colpisce deliberatamente i civili.

Di contro la delegazione statunitense ha liquidato il voto annuale come uno “show politico”, ribadendo che le sanzioni sono uno strumento necessario per promuovere la democrazia e punire le violazioni dei diritti umani perpetuate dal regime castrista.

Sebbene il voto al Palazzo di Vetro mantenga un forte peso politico, la risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU non ha effetti vincolanti. La competenza legale per cancellare in via definitiva l’embargo commerciale, in vigore da oltre sessant’anni, spetta infatti unicamente al Congresso degli Stati Uniti.

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