Sessant’anni dopo l’alluvione di Firenze: il libro che ci ricorda che la memoria non basta
Da domani in libreria L’alluvione di Firenze. 3-4 novembre 1966, volume collettaneo in uscita domani per tab edizioni
Da domani in libreria L’alluvione di Firenze. 3-4 novembre 1966, volume collettaneo in uscita domani per tab edizioni
Firenze, 4 novembre 1966. Quando l’acqua dell’Arno comincia a ritirarsi, la città si ritrova davanti a uno scenario devastante. Strade e palazzi invasi dal fango, opere d’arte danneggiate, decine di vittime. Su muri, resta un segno nero, una linea che in alcuni punti supera i quattro metri e che diventa il simbolo di una ferita di una comunità. Ma quella tragedia ha cambiato davvero il modo in cui l’Italia affronta le calamità naturali?
È da questa domanda che prende le mosse L’alluvione di Firenze. 3-4 novembre 1966, volume collettaneo in uscita domani per tab edizioni, nella collana “Il giorno prima” che sarà presentato nel capoluogo toscano nella Sala storica Dino Campana della Biblioteca delle Oblate. A firmarlo sono Serena Giacomin, Paolo Mattera, Francesco Niccolini, Gianni Silei e Anna Zuccaro, cinque autori con competenze diverse che ricostruiscono l’evento intrecciando storia, clima e società.
L’obiettivo non è fermarsi alla commemorazione, ma capire quali lezioni siano state tratte da quella catastrofe e quanto abbiano inciso sulle politiche di prevenzione. L’alluvione mise in luce una fragilità che non riguardava soltanto Firenze. La crescita economica del dopoguerra aveva trasformato il Paese, ma non era stata accompagnata da una pari attenzione alla tutela del territorio. Costruzioni indiscriminate, corsi d’acqua alterati e scarsa pianificazione contribuirono ad aggravare gli effetti della piena.
Anche la risposta istituzionale si rivelò inadeguata: mentre i radioamatori riuscivano a far circolare informazioni e richieste di soccorso, le comunicazioni ufficiali faticavano a raggiungere chi avrebbe dovuto intervenire. Da quella esperienza, insieme alla tragedia del Vajont del 1963, maturò una maggiore consapevolezza della necessità di organizzare soccorso e prevenzione. Nel 1992 nacque il Servizio nazionale della protezione civile.
Eppure, a distanza di decenni, il problema resta attuale. Le alluvioni che continuano a colpire diverse aree del Paese, dimostrano quanto il rischio idrogeologico sia tutt’altro che superato. Il cambiamento climatico incide, ma gli effetti delle precipitazioni dipendono anche dalla fragilità dei territori. Servono manutenzione e investimenti. La memoria, da sola, non mette al riparo.
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