Voli più cari anche in Italia: ecco cosa succederà
Dopo Ryanair, il ritocco dei listini di Lufthansa
Non c’è solo Ryanair a ritoccare verso l’alto i listini e a minacciare tagli operativi. Il caro-cherosene e la stretta sulle normative ambientali dell’Unione Europea stanno rimodellando la struttura dei costi di tutto il trasporto aereo continentale.
Voli più cari
In prima linea c’è il Gruppo Lufthansa (che include Swiss, Austrian ed Eurowings). Ha introdotto un Environmental Cost Surcharge compreso tra 1 e 72 euro per biglietto. La misura punta a coprire i costi crescenti del sistema di scambio di quote di emissione e l’obbligo progressivo di miscelazione con carburanti sostenibili.
Parallelamente, vettori come Wizz Air ed EasyJet trasferiscono sui passeggeri la volatilità del jet fuel. E riducono le franchigie di base (come il bagaglio a mano) e rivedendo al rialzo i servizi accessori.
Per l’Italia un impatto duplice
Da un lato, il costo finale del biglietto aumenta a causa dell’effetto combinato di supplementi energetici e rincari sulle tasse di imbarco nazionali (l’addizionale comunale).
Dall’altro, si assiste a una riallocazione tattica della capacità. Le compagnie aeree a basso costo riducono i voli invernali e le tratte interne meno redditizie verso gli scali con maggiore pressione fiscale (come Sardegna o Napoli). E privilegiano scali esteri o regioni italiane che hanno azzerato il balzello comunale (Friuli-Venezia Giulia e Calabria).
Per il viaggiatore informato, il quadro economico è chiaro. La transizione ecologica e le tensioni energetiche non sono più costi teorici di bilancio. Diventano voci trasparenti in fattura. Il risultato immediato sarà una minore flessibilità sui voli regionali italiani e la fine definitiva dell’era dei biglietti sottocosto.
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