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Elisa rivela l’abuso sessuale subito a 8 anni: “Mi ha segnata per sempre”

La cantautrice si racconta alla vigilia dell'uscita del suo nuovo album

di Priscilla Rucco -


Elisa Toffoli, cantautrice nata a Monfalcone nel 1977, ha raccontato in un’intervista al Corriere della Sera di aver subito un abuso sessuale quando aveva otto anni. Un’esperienza che, dice, “mi ha segnata per sempre” e che oggi affronta con un intenso lavoro su se stessa: imparare a non attribuirsi colpe che non ha e mettere la propria storia al servizio di chi ha vissuto la medesima violenza.

Parole difficili da pronunciare

L’artista ha spiegato che a quell’età non era così piccola da poter dimenticare, ammesso che sia possibile, e che la violazione del proprio corpo è un’esperienza difficilissima da nominare. Nei passaggi finora diffusi non ci sono dettagli sull’accaduto né sull’autore, e dalle informazioni disponibili non risultano procedimenti: la cautela è doverosa, perché ciò che emerge è il racconto di una conseguenza, non la ricostruzione di una vicenda giudiziaria.

Chi subisce un abuso in età infantile impiega spesso anni prima di parlarne, talvolta per timore di non essere creduto, a volte per un senso di colpa che non gli appartiene. Su questo punto la riflessione di Elisa, impegnata a non caricarsi di responsabilità altrui, assume un valore che scavalca la notizia di cronaca. Parlarne in pubblico non è un gesto semplice, e richiede tempo e fiducia.

Il disco e il film

La confessione arriva alla vigilia di “Kintsugi”, il dodicesimo album della cantautrice – in uscita il 27 novembre per Island Records e Universal Music Italy – a quattro anni dal precedente. Il singolo omonimo, scritto da lei e prodotto da Dardust, è uscito l’11 settembre scorso. Il titolo richiama l’arte giapponese che riunisce i cocci di un vaso rotto con l’oro, lasciando visibili le linee di rottura. Per Elisa è l’immagine di una ricomposizione in cui le ferite non si nascondono, ma diventano parte di ciò che si è.

Al disco si affianca il mediometraggio “Kintsugi… e sono la mia opera”, diretto da Ludovico Boccianti. Il film, nato durante la lavorazione del disco e lungo 44 minuti, è stato presentato il 23 ottobre alla Festa del Cinema di Roma ed è atteso in sala dal 26 novembre con tre eventi speciali, un giorno prima dell’album. Intreccia immagini, musica, danza e parole in un viaggio che attraversa la sofferenza per approdare a una rinascita. Elisa ha spiegato che musica e film nascono dall’esigenza di raccontare con sincerità una crisi personale e il percorso per attraversarla.

Trent’anni di musica

Il debutto discografico risale al 1997 con “Pipes & Flowers”, quando aveva appena diciannove anni. Nel 2001 la vittoria al Festival di Sanremo con “Luce (tramonti a nord est)” ne ha consolidato la popolarità e nella primavera di quest’anno è tornata nei palasport, con diverse date esaurite. Il traguardo dei trent’anni di carriera sarà celebrato l’11 settembre 2027 alla RCF Arena di Campovolo, a Reggio Emilia, con il concerto “Soundtrack ’97-’27”.

Una stagione di cambiamenti

Il momento è delicato anche sul piano privato. A fine settembre il settimanale Chi ha anticipato la fine del matrimonio con Andrea Rigonat, chitarrista e produttore al suo fianco anche sul palco e padre dei suoi due figli. Elisa ha risposto con poche righe sui social, ringraziando per la delicatezza, e nell’intervista è tornata anche sulla rottura. In passato aveva lasciato poco spazio alle indiscrezioni sulla vita familiare, preferendo raccontare le emozioni attraverso le canzoni: la scelta di parlare apertamente segna dunque un passaggio.

Il valore della testimonianza

Quando una figura pubblica parla di una violenza subita nell’infanzia, il suo racconto può spezzare l’isolamento di chi non ha ancora trovato le parole. Chi ha vissuto un abuso, o teme che lo stia vivendo un minore, può rivolgersi al 1522, numero gratuito antiviolenza e stalking attivo 24 ore su 24, oppure al Telefono Azzurro 19696, dedicato a infanzia e adolescenza. Elisa non ha precisato, nei passaggi noti, in che modo intenda rendersi utile: lo dirà il tempo. Il suo gesto, in ogni caso, restituisce centralità alla voce delle vittime. Tra meno di un mese l’uscita dell’album permetterà al pubblico di misurare quanto questo percorso abbia lasciato traccia nelle canzoni.

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