Il sondaggio di LAB21 per L’Identità sulle intenzioni di voto dei giovani
La rilevazione, condotta sugli elettori ricompresi nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni dovrebbe accendere un campanello d’allarme per i partiti
Le elezioni politiche 2027 si avvicinano e, a prescindere che si voti in primavera o il prossimo autunno, il clima è già da campagna elettorale. Questo non vale solo per le aule parlamentari o per le stanze dei partiti, dove scontro e confronto politico sono rispettivamente saliti di livello, ma anche per le strade.
È, infatti, indiscutibile che anche sulle manifestazioni e gli scontri di piazza che si sono verificati in diverse città con il coinvolgimento di giovani e giovanissimi, così come per quanto riguarda le successive reazioni politiche, l’approssimarsi del ritorno alle urne ha avuto una certa influenza.
Oggi più che in passato, per provare a capire dove soffia il vento è quindi fondamentale interpretare il sentiment giovanile. Considerazione tanto più vera se si guarda all’ultimo appuntamento referendario, dove a fare la differenza è stato proprio il boom di elettori under 35. L’idea per la quale i giovani sarebbero disinteressati o, addirittura, distaccati dalla politica sembra dunque destinata a essere accantonata.
Il sondaggio di LAB21 per L’identità
La conferma arriva da un sondaggio effettuato da LAB21 per L’identità. La rilevazione, condotta sugli elettori ricompresi nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni, restituisce una fotografia ben diversa. E dovrebbe accendere un campanello d’allarme per i partiti: sono loro a non riuscire a intercettare il favore dei giovani.
Non c’è, quindi, come spesso erroneamente si pensa, una generazione disaffezionata alla politica. Più di un giovane su due, infatti, andrebbe a votare (il 28,2 % sicuramente e il 26,1 probabilmente) e solo un quarto del campione ha risposto “sicuramente no”. Solo il 21,4 si riconosce in un partito (contro il 78,6, una percentuale enorme), mentre il 32,4 si dice interessato alla politica ma non si sente rappresentato da alcun movimento tra quelli sulla scena.
Poco meno di un giovane su quattro si attiva politicamente solo su specifici temi. Tra questi, al primo posto c’è quello relativo a lavoro e stipendi (28,8). A seguire, casa e affitti con il 17,4, il fronte relativo all’istruzione al 14,7, il carovita al 10,1. I diritti sociali si fermano solamente al 9,1, la sicurezza all’8,3 e l’ambiente al 7,3. Uno dei temi centrali nel dibattito politico come l’immigrazione non sembra essere invece per nulla sentito dai giovani. Solo l’1,5% lo avvertono come una priorità. Per quanto riguarda invece il fronte internazionale, l’ideale della pace è assolutamente predominante tra i giovani con il 48,2% delle risposte. Il 25,8 è favorevole a una difesa e a una politica estera europea comuni, mentre solo il 18,7 privilegerebbe gli interessi nazionali.
Cosa pensano i giovani dei partiti e dei leader
Ma veniamo alle indicazioni di voto. Tra quanti nella fascia di età tra i 18 e i 34 anni si recherebbero alle urne, il partito più premiato risulta essere il Pd (22,6%), seguito da Fratelli d’Italia staccato di 4 punti (18,6%). Un gap neanche eccessivo se si considera la tradizionale vocazione dei giovani per i partiti di sinistra. Ma è a scendere nella classifica che si amplia enormemente la distanza tra centrosinistra e centrodestra.
A seguire troviamo i 5 Stelle con il 14, Avs con l’11,4, Futuro nazionale con il 6,3 e Azione con il 5,2. Per trovare un altro partito dell’alleanza di centrodestra bisogna scendere fino al settimo posto con Forza Italia al 4,9 e all’ottavo con la Lega al 3,9. È qui che balza all’occhio quanto l’elettorato giovanile premi il campo largo nel suo complesso con quasi 25 punti di distacco dall’attuale maggioranza (55% contro 30,3%).
Più contenuta, invece, la differenza di favore che incontrano i leader dei principali partiti, dove, anzi, si registra quasi un’inversione di tendenza. A guidare la classifica è Giorgia Meloni (17,8), seguita da Elly Schlein (16,9) e Giuseppe Conte (15,1).
Anche in questo caso è interessante confrontare il totale ottenuto dai leader del centrodestra con quello registrato nell’altro schieramento. I volti del campo largo mettono insieme il 43,9 delle preferenze degli under 35, mentre gli alleati di governo solamente il 24,3. In sostanza, a tenere è la sola Giorgia Meloni che stacca di oltre 15 lunghezze Matteo Salvini (al 2,2) e di ben 16 punti Antonio Tajani, fermo all’1,8.
Insomma, dal raffronto tra le inclinazioni giovanili e quelle dell’intero elettorato emerge una distanza più che significativa. Un impulso per la politica a guardare in prospettiva. Non solo per conquistare una fascia di elettorato, ma per disegnare il Paese del futuro.
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