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Politica

Le opposizioni tentano di organizzarsi in vista del voto in primavera e in funzione dello sbarramento

Per partecipare al riparto dei seggi bisogna raggiungere la fatidica soglia del 3% o imporsi come il miglior perdente di ciascuna coalizione

di Giuseppe Ariola -


Mentre il centrodestra sembra concentrato sulla manovra, le opposizioni confermano una certa smania di organizzarsi in vista di un eventuale voto anticipato. Con l’intensificarsi delle voci di possibili elezioni a maggio, l’esigenza di farsi trovare pronti e con i piedi ben saldi ai blocchi di partenza ha praticamente preso il sopravvento su tutto il resto. Come riferiscono fonti parlamentari di Forza Italia, il partito di Giorgia Meloni, che più di tutti spinge per un ritorno alle urne in primavera, avrebbe rotto anche le resistenze della maggior parte degli azzurri. Dalle parti della maggioranza, quindi, a insistere per arrivare fino alla conclusione naturale della legislatura – ad ottobre – sarebbero rimasti solamente la Lega e le formazioni minori. E proprio i partiti più piccoli, dell’uno e dell’altro schieramento, sono quelli con la maggiore esigenza di correre ai ripari alla luce delle previsioni della nuova legge elettorale.

I partiti minori e il nodo sbarramento

Per partecipare al riparto dei seggi bisogna raggiungere la fatidica soglia di sbarramento del 3% o imporsi come il miglior perdente di ciascuna coalizione. È quindi questo che sospinge i febbrili movimenti delle forze a rischio, soprattutto nel campo delle opposizioni, dentro e fuori dal campo largo. Lo stesso leader di Azione Carlo Calenda, nel tentativo di costruire un’alleanza in grado di ottenere un numero di consensi utile a ottenere una rappresentanza parlamentare, una volta archiviata definitivamente l’esperienza del Terzo polo, ha lanciato Il Centro. Non una coalizione, perché altrimenti si riproporrebbe il problema della soglia del 3% per ciascun partito che ne prende parte, bensì una lista unica “che raccolga popolari, liberali, riformisti”, spiega Calenda. Quindi, “tutti coloro che non si sentono a proprio agio tanto con i 5 Stelle, quanto con la Lega”, aggiunge ammiccando agli scontenti dei due principali schieramenti.

La soluzione della lista unica

Se l’operazione dovesse riuscire, tra il bagaglio di voti di Azione e l’apporto di movimenti come Spazio Pubblico di Pina Picierno, i Liberaldemocratici – o almeno parte di loro – che fanno capo a Luigi Marattin e realtà come la Fondazione Einaudi, il raggiungimento della soglia di sbarramento non sarebbe un problema.
Non è un caso che un’operazione simile è stata tentata anche da Matteo Renzi in tempi non sospetti. L’idea era quella di accogliere tutte le anime minori del campo largo sotto il tetto di Casa Riformista, che fa capo a lui. Ma lo stesso dibattito, aizzato da Giuseppe Conte, sull’opportunità della partecipazione di Italia Viva alla coalizione chiamata a sfidare il centrodestra ha bloccato il progetto sul nascere. Senza preoccuparsi delle conseguenze. Movimenti come Progetto Civico, Più uno e +Europa, andando ognuno per sé, sarebbero chiamati a correre l’uno sull’altro per imporsi come miglior perdente del campo largo.

La mossa di Onorato

Oltretutto, con la grande incognita del risultato di Italia Viva, che al momento resta la più quotata tra le forze minori. Tanto che Renzi, che in quanto a cinismo e pragmatismo politico è imbattibile, già settimane fa sogghignava all’eventualità di ottenere il 2,9% dei consensi, magari risultando determinante per la vittoria del centrosinistra. Uno scenario che vedrebbe tutti gli altri ‘piccoli’ tagliati completamente fuori e lui con un discreto gruzzolo di parlamentari. Adesso, a tentare di soffiare l’idea all’ex premier e a proporsi nel ruolo di federatore delle forze che non definisce centriste ma civiche è proprio Alessandro Onorato, spinto da Conte sempre in chiave anti Renzi. L’obiettivo resta lo stesso: mettere in piedi un’unica lista che possa superare lo sbarramento o, almeno, arrivare appena al di sotto della soglia.

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