L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Esteri

Il trappolone di Capitol Hill, l’onda blu sul muro dei due terzi

La preoccupazione dem di un Congresso paralizzato a produrre solo battaglie simboliche ed esibizioni mediatiche

di Angelo Vitale -


Nei saloni festanti di Washington, tra i brindisi per il controllo riconquistato alla Camera e al Senato, risuonano dichiarazioni altisonanti. Il leader del Senato Chuck Schumer parla a caldo di un “rinnovamento generazionale della mappa parlamentare”. Il il futuro seaker della Camera Hakeem Jeffries promette che “gli americani chiedono a gran voce un cambiamento e questo è esattamente ciò che gli daremo”.

La trappola di Capitol Hill

Ma dietro i riflettori delle telecamere, nei corridoi del Congresso la realtà ha un sapore decisamente più amaro. La vittoria dei “vincitori” rischia di trasformarsi in una trappola politica prima ancora di iniziare.

L’assalto degli “estremisti” e l’impazienza delle urne

La marea elettorale è stata alimentata da una base popolare stremata dall’inflazione, dal costo della vita e dalle stangate sul prezzo della benzina provocate dal conflitto in Iran e dai dazi.

Tra i banchi del nuovo Congresso siederà un’ondata di volti emergenti e progressisti che hanno conquistato seggi storici.

Abdul El-Sayed, il primo senatore musulmano eletto in Michigan, ha già chiarito la linea della frangia più a sinistra. Intende spingere subito per il Medicare for All e l’assistenza sanitaria pubblica universale.

James Talarico, l’ex insegnante, ha spezzato un digiuno democratico di quasi quarant’anni in Texas. E’ stato eletto promettendo di cancellare i tagli fiscali per i super-ricchi, distribuire aiuti per l’acquisto della prima casa e istituire asili pubblici gratuiti.

Le aspettative degli elettori sono alle stelle

Ma la reazione conservatrice è spietata. Il leader repubblicano al Senato John Thune ha già avvertito che il Gop non resterà a guardare di fronte all'”estremismo della frangia socialista”. E lo speaker uscente Mike Johnson accusa i dem di voler trasformare le istituzioni in un “circo”.

Reggeranno le promesse di fronte a questo scontro? E soprattutto, fino a quando gli elettori crederanno alle rassicurazioni dei propri leader?

L’inghippo della matematica: la soglia dei 60 voti e l’ombra di “Mr. Veto”

L’illusione di poter governare sbatte contro la dura realtà dei regolamenti parlamentari. Incombe il muro del filibuster. Al Senato, per blindare qualsiasi legge ed evitarne il blocco procedurale, occorrono almeno 60 voti.

Con un margine ridotto, i democratici non possiedono la forza numerica per far passare riforme radicali sul piano economico o fiscale senza concessioni.

La ghigliottina di “Mr. Veto”

Ogni legge che dovesse faticosamente superare entrambe le Camere si scontrerà con il presidente. Donald Trump ha già fatto balenare la sua arma preferita. Ha sfoggiato sui social il cappellino rosso con la scritta stampata “Veto” e promettendo di affossare ogni proposta della nuova maggioranza.

La barriera insuperabile dei 2/3

Per annullare e superare il veto di un Presidente servono i due terzi dei voti sia alla Camera che al Senato (pari al 66,7% dei consensi). Una maggioranza qualificata che i democratici semplicemente non hanno.

Un Congresso incapace di incidere: il rischio delle sole inchieste

I dem, senza i voti sufficienti per scardinare i veti presidenziali o azzerare i tagli alla sanità e i dazi. La dirigenza democratico-progressista rischia di finire incastrata in un vicolo cieco.

L’unico potere reale che la nuova maggioranza potrà esercitare in modo unilaterale sarà quello delle commissioni di inchiesta e delle citazioni in giudizio.

I dem hanno già fatto capire di voler passare ai raggi X il patrimonio di Trump, la gestione del Segretario alla Difesa Pete Hegseth per la guerra in Iran e le attività di Elon Musk.

Ma l’arma dell’investigazione a 360 gradi potrebbe rivelarsi a doppio taglio. Nei prossimi due anni il carrello della spesa e il costo della vita potrebbero non scendere. Il sospetto di un Congresso paralizzato a produrre solo battaglie simboliche ed esibizioni mediatiche rischia di far crollare la fiducia degli elettori dem. Così trasformando il trionfo elettorale in un incubo d’impotenza.

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