Essere la figlia di Castro a Cuba e negli Stati Uniti: la visione di Alina Fernández Revuelta
“Divenni una dissidente, pubblicamente… alla fine degli anni ’80. Quindi avevo paura”
Alina Fernández Revuelta, figlia dell’ex leader cubano Fidel Castro, in una recente intervista ha di nuovo fortemente criticato il regime comunista avviato dal padre nel 1959.
Ella fuggì dall’Avana nel 1993 all’età di 37 anni e si stabilì a Miami. Anche se cresciuta nella Cuba postrivoluzionaria, fin da giovane divenne consapevole di cosa fosse il comunismo diventandone una delle maggiori oppositrici.
“Al momento della morte di Fidel Castro tutti pensavamo che il suo regime fosse giunto al termine, poiché era un regime molto personale e paternalista…un governo narcisista…ma è sopravvissuto”.
Alina Fernández Revuelta è nata il 6 marzo 1956 a L’Avana, frutto di una relazione clandestina tra Fidel Castro e Natalia Revuelta Clews, una bellissima donna dell’alta società cubana, allora sposata con un medico. Cresciuta con la madre e il patrigno, solo all’età di dieci anni scopre che il padre era Castro. Generalmente usa chiamarlo per nome e non con il termine padre.
A causa delle leggi del Paese mantenne il cognome del marito della madre, noto cardiologo. L’uomo, Orlando Fernández Ferrer, lasciò Cuba negli anni 60 con l’altra figlia. Alina rimase sull’Isola con la madre ma il loro rapporto era molto difficile. La madre era stata una simpatizzante e una suddita molto fedele di Castro.
Sotto il regime i cubani, compresi i bambini, dovevano fare volontariato. Per volontariato si intendeva lo svolgimento di lavori non retribuiti per sostenere l’economia statale. Si trattava principalmente di attività legate all’agricoltura come la raccolta dello zucchero. Lei disse alla madre di non voler partecipare. E lì comprese che la parola “volontario” voleva dire “obbligatorio”.
La crisi di Mariel nel 1980 segnò una svolta per lei.
Si tratta di una migrazione di massa avvenuta tra il 15 aprile e il 31 ottobre 1980. In soli sei mesi circa 125.000 cubani lasciarono l’isola verso gli Stati Uniti a bordo di una flotta improvvisata di imbarcazioni civili.
Mariel, i “gusanos” e la violenza di Stato contro chi fugge
Tutto iniziò quando un gruppo di cubani sfondò il cancello dell’ambasciata del Perù per chiedere asilo. Fidel Castro, irritato, rimosse la guardia armata: in poche ore, oltre 10.000 persone invasero il giardino dell’ambasciata e allora El Comandante dichiarò che il Porto di Mariel era aperto.
Coloro che partivano erano chiamati gusanos (vermi) e traditori. Chi rimaneva veniva incoraggiato a picchiare, insultare e a volte anche uccidere coloro che decidevano di abbandonare il Paese.
Poi arrivò il Periodo Speciale: il momento più drammatico della storia moderna di Cuba. Si tratta di una crisi economica iniziata ufficialmente nel 1991, a seguito del collasso dell’Unione Sovietica.
Per decenni infatti l’economia cubana era dipesa quasi totalmente dall’URSS. Secondo Fernández quello fu un momento di totale miseria: senza elettricità, cibo o trasporti pubblici e le scuole chiuse.
Sposata giovanissima ad un ballerino, ebbe una figlia ma, quando trovò l’opportunità di fuggire scelse di andarsene per prima lasciandola indietro non avendo altra scelta. Riuscì a fuggire utilizzando il passaporto spagnolo di un turista che accettò di aiutarla. Prima viaggiò in Spagna e poi ottenne asilo politico negli Stati Uniti. Il 21 dicembre 1993 arrivò ad Atlanta.
Nel 2014, Fernández tornò all’Avana per la prima volta in 21 anni con il permesso delle autorità cubane per visitare sua madre, gravemente malata.
Non è più stata sull’isola da allora, ma, come molti cubano-americani, spera di poterlo fare quando il regime cadrà.
Fernández non è più in contatto con i membri della sua famiglia, incluso suo zio e ex leader Raúl Castro, che ora ha 94 anni.
Cuba e gli Stati Uniti: embargo, fallimenti e un cambiamento lontano
Più di una dozzina di presidenti statunitensi ha cercato di cambiare o rovesciare il regime cubano. Gli Stati Uniti imposero embargo economico e sanzioni fin dal 1960.
Ricordiamo anche la fallita invasione della Baia dei Porci nel 1961 sotto il presidente John F. Kennedy, l’espulsione di Cuba dall’Organizzazione degli Stati Americani e il divieto di viaggiare. Recentemente anche il Presidente Trump ha dichiarato che presto si occuperà dell’Avana.
Fernández, tuttavia, ha osservato che un cambiamento significativo dall’interno di Cuba è improbabile nel prossimo futuro.
Il sistema comunista è ancora profondamente radicato e il potere è altamente centralizzato, con molti leader originari ancora in carica.
Dopo aver lasciato L’Avana, Alina divenne una forte sostenitrice della libertà nella sua terra natale. Ha pubblicato le sue memorie, “Castro’s Daughter: An Exile’s Memoir of Cuba”, nel 1998. E ha aggiunto anche di aver incontrato una certa resistenza nei confronti del suo lavoro negli Stati Uniti.
La figlia di Castro ha partecipato anche ad un documentario intitolato “Revolution’s Daughter”, che andrà in onda in anteprima a Miami il 10 aprile.
Insomma la storia di una donna che si intreccia e si fonde con quella di un territorio congelato nel tempo ed immobile. Un Paese che trattiene il futuro della gente.
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