Alta Velocità: perché la rete Rfi è in trappola
Senza separazione dei flussi e ripristino dei binari di scorta, i miliardi europei rischiano di ammodernare un malato terminale senza curarne la paralisi
L’ Alta Velocità di Rfi è in trappola: il 64,7% dei treni arriva in ritardo: 623.372 minuti di disservizio in appena 9 mesi.
I dati di Europa Radicale
I numeri mettono a nudo un sistema dove la puntualità è pura eccezione e sono andati in fumo 14 mesi di vita dei viaggiatori. La risposta alla domanda cruciale – crisi strutturale anche dopo i cantieri? – è purtroppo affermativa, se non si curano i veri mali della rete.
Gli investimenti non sono inutili, ma rischiano di essere inefficaci contro quattro piaghe strutturali. Da tempo, evidente una saturazione dei nodi urbani: l’AV condivide tratte e snodi nevralgici (Roma, Firenze, Milano) con regionali e merci.
Le quattro piaghe strutturali
Un ritardo marginale fa crollare l’intero orario nazionale. La “rete snella” inganna: per anni Rfi ha smantellato binari di precedenza e scambi. Senza valvole di sfogo, al primo guasto la linea si paralizza.
Sempre un macigno, poi, l’effetto Pnrr: i tanti cantieri creano un imbuto, le nuove opere non risolveranno la strettoia dei nodi storici al limite della capienza. Infine, una fragilità tecnologica a cascata: l’infrastruttura elettrica e di segnalamento è spinta oltre il limite, un singolo guasto locale manda in corto circuito l’Italia da Torino a Salerno.
I cantieri Pnrr non sono la causa primaria del disastro ma…..
I cantieri Pnrr diventano l’amplificatore di una rete sacrificata dai tagli. Finiti i lavori, i treni sfrecceranno, ma contro i colli di bottiglia di sempre. Senza separazione dei flussi e ripristino dei binari di scorta, i miliardi europei rischiano di ammodernare un malato terminale senza curarne la paralisi.
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