La vera storia di questa tornata elettorale sta nella distanza crescente tra la Casa Bianca e la gente comune
Le elezioni di medio termine hanno rappresentato una sonora bocciatura politica per Donald Trump e per un progetto che aveva promesso di restituire voce all’America dimenticata per poi finire intrappolato negli interessi di un ristretto cerchio di potere. Non è stata una sconfitta elettorale come le altre. Neanche un fisiologico riflusso di metà mandato né il semplice effetto dell’usura del potere.
La riconquista democratica della Camera dei Rappresentanti e del Senato è il segnale che una parte consistente dell’elettorato americano ha deciso di ritirare la delega concessa a un presidente che aveva costruito la sua fortuna sulla promessa di mettere al primo posto i cittadini comuni e che, agli occhi di molti, ha invece finito per privilegiare le rendite di posizione dell’establishment che lo circonda, il suo “inner circle”. La vera storia di questa tornata elettorale non si trova nei manuali della tattica politica. Sta nella distanza crescente tra la Casa Bianca e quella vasta fascia di americani che aveva creduto nel messaggio dell’“America First”. Operai del Midwest, famiglie delle aree rurali, piccoli imprenditori della Rust Belt e del Sun Belt avevano votato per il tycoon sperando in salari più alti, energia a basso costo, stabilità economica e minore coinvolgimento nei conflitti internazionali. Hanno ricevuto altro.
L’abiura trumpiana
L’errore più grave è stato strategico. Trump era arrivato al potere presentandosi come l’uomo deciso a spezzare il ciclo delle guerre infinite e delle avventure militari all’estero. Era il candidato che prometteva di riportare risorse, attenzione e investimenti sul territorio nazionale. Col tempo, però, quella promessa si è progressivamente dissolta. La crisi con l’Iran e la successiva escalation militare nel Golfo Persico hanno prodotto conseguenze che Washington sembra aver sottovalutato. Come spesso accade, la politica estera è tornata a bussare violentemente alla porta di quella interna. Gli shock nelle catene energetiche, le tensioni sui trasporti marittimi e l’impennata dei prezzi del petrolio hanno avuto effetti immediati sull’economia reale. Ed è qui che il voto ha cambiato direzione.
Le priorità dei cittadini elettori
Per l’elettore medio americano la geopolitica conta relativamente fino a quando non si traduce in una spesa più alta al distributore di benzina o alla cassa del supermercato. Quando il costo del carburante aumenta, il prezzo del trasporto cresce. Con il trasporto più caro, salgono i prezzi dei beni di consumo. Se si impenna il costo della vita, il malcontento si trasforma in voto di protesta. Le famiglie americane hanno toccato con mano questa realtà. Mentre Washington discuteva strategie regionali e deterrenza militare, milioni di cittadini vedevano ridursi il proprio potere d’acquisto. Gli incrementi salariali accumulati negli anni precedenti sono stati progressivamente erosi dall’inflazione, lasciando la sensazione che i sacrifici richiesti alla popolazione servissero a sostenere priorità lontane dai problemi quotidiani.
Il Trump pro sistema è stato sconfitto
Donald Trump ha commesso il peccato capitale di smettere di ascoltare la sua base. La forza originaria del trumpismo nasceva dall’idea di un rapporto diretto con il Paese profondo, spesso ignorato dalle élite politiche e finanziarie delle coste. Oggi quella connessione appare logorata. Il presidente continua a parlare come se nulla fosse cambiato, attribuendo la sconfitta a fattori esterni, ai candidati sbagliati o all’ostilità degli avversari. Eppure il risultato racconta un’altra storia. L’impressione diffusa è che l’amministrazione abbia finito per ascoltare soprattutto grandi finanziatori, apparati politici, gruppi di influenza e figure inserite nei meccanismi del potere federale. Il linguaggio della rivolta anti-establishment è sopravvissuto. Molto meno la sua sostanza.
Alla fine, il verdetto delle urne non ha riguardato slogan, incursioni comuniste o guerre culturali. A determinarlo hanno contribuito in maniera decisiva il prezzo della benzina, il costo della spesa e la percezione di un tradimento. Trump aveva chiesto fiducia promettendo di rimettere l’America al centro. Molti elettori hanno concluso che al centro, ormai, ci fosse soltanto il suo sistema di potere. E gli hanno presentato il conto.