Il brutto Ferragosto di due “amici sinceri”
Tra amici sinceri non ci si limita a raccogliere soffiate, si condividono spazi, confidenze e, forse, anche presagi su quegli eventi oscuri che ora la magistratura intende chiarire
Il Ferragosto di due “amici sinceri”, il preludio di un crollo che l’immunità mediatica di Sigfrido Ranucci non sembra più in grado di arginare.
Il Ferragosto di due “amici sinceri”
Valter Lavitola ha iniziato la sua giornata in cella a Rebibbia, dopo che Procura e Gip hanno respinto l’istanza di domiciliari definendo “inverosimili” le sue tesi.
Sigrido Ranucci, finora “principe” unico del giornalismo d’inchiesta, pare essersi rifugiato in un borgo lontano dai riflettori che finora lo avevano celebrato come intoccabile.
Ma il silenzio non basta più
Le crepe attorno alla sua figura si allargano vistosamente, nonostante il tentativo disperato di una certa quota di opinion leaders ancora in suo soccorso.
Difensori d’ufficio che cercano oggi di “normalizzare” il rapporto tra i due, tentando di declassarlo a una mera dinamica tra giornalista e fonte.
Una narrazione di comodo che si scontra frontalmente con la realtà: non è mai stato un semplice scambio professionale.
È stato lo stesso Ranucci, in passato, a squarciare il velo su questa ambiguità definendo il legame come quello tra “due amici sinceri”.
Tra amici sinceri non ci si limita a raccogliere soffiate, si condividono spazi, confidenze e, forse, anche presagi su quegli eventi oscuri che ora la magistratura intende chiarire.
L’interrogatorio fiume di Lavitola
Durato ben cinque ore, ha lasciato sul terreno interrogativi pesantissimi riguardo all'”intuito” di Ranucci.
Cosa aveva intuito davvero il conduttore di Report? Cosa voleva “mandargli a dire” Lavitola tra le pieghe del suo verbale?
La pretesa di estraneità di Ranucci vacilla sotto il peso di un’amicizia che lui stesso ha rivendicato e che oggi appare come una zavorra ineludibile.
Il ritorno del giornalista in Procura non è più una remota eventualità, ma una necessità investigativa per comprendere se quel suo presunto intuito fosse in realtà una conoscenza più profonda delle manovre dell’amico.
La maschera
La maschera del giornalismo puro e distaccato si screpola. Se le versioni di Lavitola sono “inverosimili”, la posizione di chi gli era così vicino — per sua stessa ammissione — diventa ogni ora più indifendibile.
Le crepe non sono più semplici fessure: sono solchi profondi che segnano la fine di un’epoca di intoccabilità.
Ranucci non è più il “cacciatore” sopra le parti, ma un protagonista che dovrà spiegare l’inesplicabile di un’amicizia “sincera” finita (?) nel peggiore dei modi. Intanto, in Rai si guarda ormai apertamente al “danno d’immagine” per Report.
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