Il valore etico della motosega di Milei/4
La presidenza di Javier Milei in Argentina mostra cambiamenti anche nel ridurre la spesa pubblica.
Rimpicciolire l’apparato pubblico, mediante la simbolica motosega di Milei, significa non solo ridurre la spesa pubblica e liberare risorse produttive, ma anche migliorare i rapporti sociali e l’etica individuale.
I caratteri della competizione sociale mutano, secondo che il campo di gioco sia dominato dalla libera dinamica della domanda e dell’offerta di mercato oppure dal provvedimento burocratico; nel primo caso il premio è rappresentato dal successo di mercato, nel secondo dal conseguimento della conformità cartolare.
Ne deriva che nel primo campo di gioco si sviluppa l’invidia emulativa e la competizione volge al meglio; nel secondo si sviluppa l’invidia distruttiva e la competizione volge al peggio.
S’intende che il ragionamento risulta valido, solo se si accetta il postulato di fondo: che la competizione sociale sia inevitabile. A noi sembra indiscutibile, per l’innata pulsione umana a conquistare il rango sociale, ma qualche utopista ha provato a ipotizzare la società degli uguali che si tengono per mano. Nel libero mercato dei beni e servizi, i competitori vogliono conquistare il gradimento del consumatore. La conquista non è mai definitiva, perché la domanda è mutevole e l’offerta deve adeguarsi.
L’operatore deve continuamente migliorare il suo prodotto, pena l’espulsione dal mercato. I competitori si guardano l’un l’altro e si sforzano di offrire un prodotto migliore allo stesso prezzo o uno di pari livello a prezzo più basso. E poiché il premio è rappresentato dal successo di mercato, la competizione è indirizzata verso il miglioramento dei prodotti.
Ogni operatore osserva l’altro e, invidiando la sua bravura, prova a superarlo. Vengono dunque premiati dinamismo e intraprendenza. In ultima analisi, il mercato premia il “merito” (che ovviamente non coincide con la “giustizia” degli utopisti).
Nei rapporti con la burocrazia non conta assolutamente il dinamismo innovativo. Tutto ciò che il burocrate esige dal cittadino si riassume nel rispetto pedissequo delle regole dettagliate e nel possesso dei requisiti, previsti dal protocollo. Il premio finale del cittadino è la dichiarazione di “conformità”: la sua persona e la sua attività sono “a norma”, dunque meritevoli del provvedimento autorizzativo. Non è valutata la capacità, è sottoposta a verifica la conformità.
La maniera più semplice per primeggiare è quella di esaltare la propria conformità, certificata in un documento pubblico, impedendo agli altri competitori di conseguirla. Il monopolio della conformità è la situazione ideale, sicura garanzia di primato. In mancanza del monopolio, ci si accontenta della protezione di categoria o di nicchia. Ne deriva che l’invidia sociale si sviluppa sul versante della distruzione, non su quello dell’emulazione, giacché non conta il merito, bensì la conformità. La società iperburocratizzata di stampo socialista è afflitta dal morbo della conformità, che tende a distruggere ciò che lo spirito innovativo vuole creare.
La motosega di Milei, mentre attenua l’invidia sociale distruttiva, valorizza l’etica della persona. Solo chi rischia assume su di sé la responsabilità delle proprie azioni. Nei rapporti tra il cittadino e l’amministrazione pubblica, non rischia né il burocrate, né il cittadino.
Non il burocrate, che si attiene a uno stringente protocollo, lungo tutto l’iter procedurale e nell’emanazione del provvedimento finale; l’unica sua responsabilità è quella di rispettare il protocollo. Purché sia rispettato, pereat mundus! Non il cittadino, che non deve dimostrare la sua buona fede e le sue capacità, ma si limita a produrre le certificazioni richieste. Nella società iperburocratizzata di stampo socialista nessuno è veramente responsabile, perché in ultima analisi non sceglie, ma si conforma al protocollo.
L’uomo non è veramente libero, ma guidato passo passo (dalla culla alla tomba) dalle mille regole dettagliate del protocollo; non è responsabile delle sue azioni e dunque non acquisisce alcun vero merito, perché vive in un guscio protetto e infine il suo solo merito è quello di acquisire l’agognata conformità, obbedendo alle regole che gli assicurano la protezione provvidenziale della mano pubblica.
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