La trappola di Vannacci che Salvini deve disinnescare
Per il generale il grimaldello dei passaggi legislativi sugli aiuti a Kiev
Lo scontro politico tra la Lega e Futuro Nazionale sul dossier ucraino mette a nudo una contraddizione strutturale del partito di via Bellerio. Al centro dell’offensiva lanciata da Roberto Vannacci e dal suo gruppo c’è la contrapposizione netta tra le dichiarazioni di principio del congresso federale di Milano e la condotta parlamentare tenuta fin qui in Aula dal Carroccio.
L’innesco delle contraddizioni della Lega
L’innesco, con la recente rielezione di Matteo Salvini alla guida della Lega. In quell’occasione, il segretario ha rivendicato con forza una linea di contrarietà al proseguimento dell’assistenza militare e finanziaria a Kiev, preannunciando l’intenzione di porre la questione all’interno del Consiglio dei Ministri per bloccare i prossimi invii.
Un’uscita a cui il presidente di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, ha risposto sfidando apertamente la leadership leghista: «Se Salvini è davvero contrario all’invio di armi a Kiev, apra la crisi di governo. Altrimenti si tratta del solito bluff a cui assistiamo da tre anni. Il pacchetto di aiuti militari è pronto e noi siamo pronti alla crisi se si fa sul serio».
Per evidenziare la distanza tra propaganda e atti formali, i vertici di Futuro Nazionale utilizzano come un grimaldello i passaggi legislativi dell’ultimo anno. Il riferimento centrale, al Decreto che ha prorogato fino al 31 dicembre 2026 il via libera alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari al Paese guidato da Zelensky.
La trappola di Vannacci
Provvedimento, ricordano i vannacciani, che è stato approvato definitivamente alla Camera l’11 febbraio scorso grazie al voto favorevole e compatto del gruppo parlamentare della Lega, a smentita delle pubbliche prese di posizione maturate domenica a Milano nel contesto congressuale.
Forza all’iniziativa, con la formalizzazione della mozione presentata dal deputato Edoardo Ziello. Il documento impegna il governo guidato da Giorgia Meloni alla cessazione immediata di ogni ulteriore fornitura bellica e sostegno finanziario all’Ucraina, oltre alla promozione in sede europea del superamento del regime sanzionatorio nei confronti della Federazione Russa, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare le forniture energetiche a basso costo e sostenere le imprese e le famiglie italiane prostrate dall’inflazione e dal caro vita imperversante nel Paese.
In conferenza stampa a Montecitorio, Ziello ha marcato l’attacco politico alla dirigenza leghista: «Vedremo se la Lega passerà dalle parole del Congresso ai fatti del governo e del Parlamento, o se come al solito sono state solo tante grandi parole». Il parlamentare ha sottolineato il nodo dei costi economici sostenuti dai cittadini: «C’è un’incoerenza evidente in chi a parole si dice contrario all’invio di armi ma poi vota costantemente a favore di tutte le misure di supporto militare.
Il governo ci vuole abituare all’idea che 2,25 euro al litro per il diesel sia un prezzo ragionevole, ma per noi di Futuro Nazionale questo rappresenta un costo insostenibile per i contribuenti e per il ceto medio in difficoltà». Che la mozione sia davvero calendarizzata o insabbiata dai capigruppo di maggioranza, la mossa di Vannacci punta a stringere Salvini in una morsa.
Esaminarla, discuterla, rinviarla o affossarla: ogni probabile esito richiamerà il pericolo che i proclami del Congresso fossero solo propaganda. Una trappola politica pienamente scattata. Al riconfermato vertice della Lega spetta praticare ogni possibile margine di manovra per disinnescarla.
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